Frasefattismo: si salvi chi può!

Volete fare i narratori e scrivete cose come: “Fisico/panorama mozzafiato”, “cuore in gola”, “brivido lungo la schiena”. Alle volte sfoderate pure le care “lamiere contorte” che fa tanto TG4 e come il nero son sempre di moda. In alcuni casi toccate vette poetiche inaudite – non temete proprio nulla eh – e ve ne uscite con uno strabiliante “svanire nel nulla” depenalizzato solo per i nostalgici de La storia infinita.

Se vi siete riconosciuti, avete un problema.

E prima che lo abbiano anche gli sventurati lettori e, soprattutto, prima di aggiungere anche una sola sillaba al vostro dattiloscritto, tocca rimediare (non provare, qui si rimedia per forza, il talento non c’entra). Quindi attenzione o come direbbero alcuni: aprite le orecchie, drizzate le antenne!

Il Frasefattismo è il nemico della creatività. A ogni modo di dire trito, muore una idea originale. E un lettore si annoia. Perché chi se ne frega di leggere quello che dicono tutti e tutti sanno, usando per di più le solite quattro parole. Cercate strade nuove, soluzioni altre oppure ditelo semplice, ditelo e basta.

Siccome è vietato fare della lamentela una perversione onanistica, passiamo ai fatti: ecco qui un bell’elenco di tutte le cose che non dovete dire, mai! Cosi potrete concentrarvi su quelle da dire.

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19 Commenti

  • LFK Reply

    18 luglio 2014 at 13:14

    Questo articolo è utilissimo. Mesi fa ho giusto parlato del “frasifattismo” in un articolo sui luoghi comuni e il link che posti risolve parte dei problemi.
    Bello bello…

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      18 luglio 2014 at 19:15

      Evviva la rete! Davvero preziosissima. Anche io l’ho scovato solo oggi il link 😉

      • LFK Reply

        18 luglio 2014 at 21:13

        Anche io!!! Incredibile, vero? Secondo te sono coincidenze? Secondo me no. 😛
        PS: comunque grazie, il mio dubbio riguardava proprio l’abitudine a parlare per luoghi comuni e come individuare quelli che lo sono. 😉

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          18 luglio 2014 at 21:57

          In effetti nel dialogo potrebbero anche starci. Ci sono persone che li usano. Ma credo che il “tic verbale” come espediente per caratterizzare un personaggio, sia facilotto…

          • LFK

            19 luglio 2014 at 0:13

            Parlavo di parlato. A volte per pigrizia, a volte perché non ci interessa parlare con una data persona, usiamo luoghi comuni. C’è un mio amico d’infanzia con cui, ogni volta che ci incontriamo, parliamo solo con luoghi comuni. E non ti dico dove andiamo a finire. Mercoledì per esempio siamo finiti a fabbricare gelati in Alaska.

          • Chiara Beretta Mazzotta

            20 luglio 2014 at 14:22

            È un gioco bellissimo! Lo pratico con mia zia. Campionessa olimpionica di frasefattismo lanciato.

          • LFK

            20 luglio 2014 at 16:48

            Guarda che non è facile, complimenti a tua zia. 🙂

  • Marco Amato Reply

    18 luglio 2014 at 13:29

    Questo articolo mi fa cadere le braccia, e di certo, Chiara, non mette te al di sopra di ogni sospetto. Comunque a denti stretti proverò ad affilare le armi della scrittura, così da poter dire – sempre – a muso duro, il gioco del frasefattismo non ne vale la candela. E poi si sa, bisogna stare sempre al passo coi tempi. Voi blogger siete esagerate, se c’è del marcio in Danimarca, figuriamoci in uno scrittore alle prime armi.

  • Monica Reply

    18 luglio 2014 at 14:29

    Mi viene da dire: chi non è mai inciampato in una frase fatta scagli la prima pietra. Ops! Forse anche questa è una frase fatta? 🙂

  • Aldo Costa Reply

    18 luglio 2014 at 14:33

    butto lì una domanda. Quando la frase che abbatterebbe un mulo con l’alito cattivo te la ritrovi in un libro tradotto, ecco, hai già capito, ce la dobbiamo prendere con l’autore o con il traduttore?

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      18 luglio 2014 at 14:51

      Toccherebbe leggere l’originale. Il traduttore alle volte migliora ma non può fare miracoli o salti mortali o… 🙂

  • sandraellery Reply

    18 luglio 2014 at 14:52

    Non mi sono riuconosciuta e apprezzo molto questo post. Bacione

  • Mirella Iacopini Reply

    18 luglio 2014 at 23:17

    Dietro ad ogni frase fatta c’è un pezzettino di storia d’Italia, un poco di saggezza popolare, qualche chicco di memoria dei nostri vecchi… La gente usa le frasi fatte, perchè uno scrittore non dovrebbe utilizzarle?

    • sandraellery Reply

      19 luglio 2014 at 9:57

      Perchè non le ha inventate lui. Se scrive “un vaso è in bella vista sul comò” dove sta l’originalità dello scrittore con quel bella vista? Il famoso è bellissimo “silenzio assordante” ha fatto centro la prima volta che qualcuno l’ha usato, chi appunto l’ha inventato, dopo è solo copiare. Scrivere è altro, nessuno dice che sia facile, e come dice Chiara, sopra il vero lavoro di cesello viene dopo l’ondata emotiva che genera la storia e iniziano i guai. Bacio Mirella

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      20 luglio 2014 at 14:21

      Perché uno scrittore deve cercare le sue parole, Mirella. Non quelle di altri. Un personaggio può, come scritto sopra utilizzarle ma con moderazione. Le frasi fatte son come i motivetti noti, non li ascolti neppure, son rumore di fondo. E per scrivere un libro bisogna avere una valigia piena di idee, altro che farsi fatte 😉

  • Gli eschimesi e il carpiato della banalità | BookBlister Reply

    3 dicembre 2014 at 21:18

    […] dai giornalisti americani. Lo snowclone è infatti il carpiato della banalità, una sorta di frasefattismo 2.0: cioè l’utilizzo di un cliché geneticamente modificato. Si prende insomma una frase fatta e […]

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