Spade

 Spade

I libri dovrebbero evadere più spesso. Scappare dalle librerie, dagli scaffali, liberarsi della polvere e starsene in mezzo alla gente. Pronti all’uso, insomma.

Ieri sera al Chiosco Mentana di Milano (grazie ragazzi!) a evadere è stato Spade di Giovanni Gastel (edizioni Gallucci). E il ritorno alla strada in questo caso è stato particolarmente significativo: “Ho devastato Milano, le ho rivoltato le budella e bruciato l’anima” così scrive nel romanzo Giovanni. Stavolta però lui veniva in pace e a dimostrarlo il dono creativo, un romanzo appunto.

Giovanni-Gastel-sono-rinato-come-la-fenice_h_partbE a scrivere ci vuole coraggio – scrivono tutti, non legge nessuno e la crisi…  – e pure a rompere alcune regole che ai corsi (alcuni corsi) di scrittura ripetono spesso, a ragione peraltro:

  • parla di qualcosa che conosci ma non parlare di te, perché un conto è avere familiarità con l’argomento trattato, un altro e non avere la giusta distanza, essere troppo coinvolto ed emotivo, poco obiettivo.
  • Tratta un argomento che non sia trito, abusato.

Gastel parla di sé, del proprio abisso – la dipendenza dalle sostanze – il suo è un romanzo autobiografico che si confronta con un tema che è un campo minato: la droga. Ma se hai talento, può fare quello che vuoi. Alla fine questa è l’unica regola che conta davvero.

downloadLa storia? Johnny Boy ci racconta quello che è stato, non un uomo ma “un agglomerato complesso di emozioni, deliri, abissi, orrori”. Con coraggio, meglio “con stile e coglioni”, senza furberie, buonismi ci mostra i fatti, nudi, e ci racconta di un ronin, un combattente alla deriva, la cui specialità consiste nel trovare sempre “nuovi luoghi di sconfitta da esplorare”.

Uno che sa trattenere il suo odio per sé, sa autodistruggersi e amare una sola cosa: la droga. Un’amante gelosa e intransigente che non ammette tradimenti, figuriamoci se concede altri amori.

E allora noi lettori scivoliamo in questo abisso di dipendenza dalle droghe, dall’alcol, ma pure dalla disintossicazione, dalle rehab, dalle comunità… Un ciclo continuo ed estenuante di autodistruzione e rinascita. Perché non c’è misura, non ci sono vie di mezzo, né soluzioni intermedie. Tocca colare a picco, devastarsi e ricominciare. Darsi fuoco e risorgere, come La Fenice. Perché: “Il buio è la luce di un’altra vita”. E quindi JB per concedersi un’altra occasione deve fare prima tabula rasa.

Noi che leggiamo dobbiamo incassare parecchi colpi, ma a un certo punto quello che era un grido di dolore diventa un inno alla vita, un canto che Giovanni trascrive per noi, e dopo tutto l’orrore che ci ha travolto, quando l’onda si ritira resta la poesia e una indescrivibile voglia di vivere.

Annuncio digiqole

Articoli correlati

3 Commenti

  • E’ davvero bello quando i libri arrivano in posti che non ti aspetti, quando gli editori sono coraggiosi (quasi mai). La droga ha fatto molto parte di chi è stato adolescente negli anni ’80 a Milano, “i drogati” incarnavano le maggiori paure dei genitori, che i figli finissero nel giro sbagliato, che da uno spinelli si passasse ad altro.
    Bacio Sandra
    PS. Ricevute le mie mail?

  • […] Clicca qui per leggere l’articolo […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *