Nonna Rosa, il barbiere e il cadavere a zonzo per Parigi

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#VOLTAPAGINAOscar
Oscar e la dama in rosa, Eric-Emmanuel Schmitt,traduzione di Fabrizio Ascari, Bur, p. 90 (7 euro) anche in ebook
Anche gli ospedali possono essere posti spassosi, se sei un bambino. Pieni di suoni, luci, con quel via vai continuo di infermieri e gente simpatica che viene a farti passare il tempo. Questo se sei un malato gradito, però. Perché, se la gente inizia a guardarti “triste”, le cose cambiano. È successo a Oscar è “diventato un cattivo malato, un malato che impedisce di credere che la medicina sia straordinaria”. Cioè dopo che la chemio e il trapianto non hanno funzionato. E adesso Oscar vuol sapere cosa succederà, ma tutti “fanno come se si venisse all’ospedale solo per guarire. Mentre ci si viene anche per morire”. Non tutti, però, fingono di non sentire. C’è Nonna Rosa, una signora anziana spassosissima e meravigliosa e travolgente, una ex lottatrice di catch! (a suo dire) che non solo parla chiaro, ma gli propone di scrivere a Dio (anche se lui non ci crede) per raccontargli ciò che prova e chiedergli tutte quelle domande che gli altri fingono di non sentire. E gli suggerisce pure un gioco: ogni giorno deve immaginare di vivere dieci anni. Per tutti i bimbi in ospedale, per tutti i genitori che sono lì con loro. Per tutte le domande difficili a cui è difficile dare risposta. Ecco un piccolo capolavoro.

Wendell-Berry-Jayber-Crow#DAGUSTARE
Jayber Crow, Wendell Berry, traduzione di Vincenzo Perna, Lindau, p. 510 (24 euro)
Chi è Jayber Crow? Il barbiere. O meglio era il barbiere. Lo ha fatto per ben trent’anni a Port William. Immaginatevi una piccola cittadina del Kentucky che vive di agricoltura, immersa nei campi e punteggiata dai boschi. In ogni villaggio ci sono dei posti speciali, più vivi e frequentati di altri e uno di questi era proprio il negozio di Jayber. Tutti passavano da qui e raccontavano un pezzo della propria storia. E così ecco che mentre la Storia scorre – dal terribile ’29 fino agli anni Ottanta – conosciamo anche la biografia, corale, degli abitanti del villaggio. Che diviene pure un punto di osservazione privilegiato per osservare quanto sia cambiato il rapporto dell’uomo con il mondo che lo circonda, quindi dell’uomo con se stesso. Perché Jayber rappresenta i valori, le tradizioni di un mondo che ha ceduto il passo alla modernità. È un grande protagonista, quest’uomo che rimane sempre lontano dall’obiettivo della macchina narrativa, ma si palesa di rimbalzo. Un personaggio potentemente positivo ma vero, perché capace pure di provare rabbia e odio. Per tutti quelli che un giro alla bottega di Jayber lo farebbero volentieri, per raccontarsi certo, e pure per godere della quiete di Port William.

#BELLISSIMIPassaparolacover
Passaparola, Simon Lane, traduzione di Cristina Ingiardi, Ottolibri, p. 192 (15 euro) anche in ebook
Se pensate che il primo indiziato sia sempre il maggiordomo, qui tocca aggiustare il tiro perché i dubbi cadono sul filippino. Felipe, il domestico, è infatti accusato di aver ucciso Monsieur Charles, il suo datore di lavoro, un uomo peraltro noto che di mestiere faceva il procuratore generale. In effetti, quando è arrivato a casa per fare le pulizie, Felipe lo ha trovato stecchito sul tappeto e sì, si è pure sbarazzato del corpo buttandolo nella spazzatura. E adesso, mentre è in cella in un carcere di Parigi, ce lo racconta o meglio lo racconta al suo avvocato attraverso un registratore. Di certo Felipe è finito in un guaio grosso che ha del grottesco: ve lo immaginate mentre trascina per le strade della città un bidone dell’immondizia con dentro il suo capo, morto, diretto verso la Senna?! Senza contare che non è un giorno come tanti, è la Festa della Musica, e tutti sono per le strade a festeggiare. E mentre cercherete di scoprire chi è il colpevole, mentre Felipe cerca disperatamente di provare la propria innocenza, vi godrete un viaggio, una odissea divertente, profondissima e allo stesso tempo straziante… per tutti quelli che amano le partenze e gli arrivi, ascoltare il mare dalle conchiglie e le storie. Per quelli a caccia della verità, anche se, alle volte, per la verità è troppo tardi.

3 Commenti

  • Aldo Costa Reply

    29 settembre 2014 at 11:25

    Il terzo sembrerebbe un giallo, il che me lo fa subito scartare. Ho sviluppato anticorpi per i gialli e i thriller ultimamente, che sarebbe come se Jack lo squartatore fosse allergico ai coltelli. Ma è così. Il secondo non mi ispira, mentre il primo è quello che mi attrae maggiormente, anche se proprio leggero nnon deve essere.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      29 settembre 2014 at 11:32

      Il terzo no, non è un giallo. Non è solo un giallo. È anche un giallo. Ma non è questo il quid della storia.
      Il primo ti rivolta il cuore come un calzino. Succede che piangi e poi sorridi e poi ridi proprio. Una meraviglia.

  • sandra Reply

    29 settembre 2014 at 11:36

    A me oggi sembrano proprio tre chicche. Quanto ho bisogno di buone storie ora, prendo nota e vado avanti. Grazie come al solito!

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