Due giorni, una notte

 Due giorni, una notte

Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne.

Far licenziare una collega – che è stata in malattia per depressione – oppure ricevere un bonus da mille euro. Voi cosa fareste?
due giorni, una notte

Tranquilli, la scelta questa volta spetta ai colleghi di Sandra. E Sandra (Marion Cotillard) è davvero disperata perché nella prima votazione la maggioranza ha preferito i soldi.  A sostenerla c’è però Manu (Fabrizio Rongione), il marito, che peraltro sa benissimo che senza il posto della moglie non riuscirebbero a pagare la casa dove vivono con i loro due bambini.

Juliette, collega e amica di Sandra, certa che il capo del personale abbia fatto pressioni, riesce a ottenere una nuova votazione, segreta, sperando che nel frattempo la donna sia in grado di convincere i colleghi a cambiare idea. Sandra ha così un weekend di tempo per peregrinare da un collega all’altro spiegando le proprie ragioni.

Ed è come scivolare in un gorgo di disperazione perché ognuno ha motivazioni che sanno di disgrazia e povertà. C’è chi nondue giorni una notte1 ascolta, chi alza le mani, chi non si fa trovare… una galleria di pochezza umana e materiale che ti inchioda alla poltrona: tra di loro, lo sai, ci potresti essere anche tu con i tuoi piccoli e grandi motivi: il mutuo, la scuola dei bimbi, le bollette ma pure il divano nuovo e la tv ultimo modello.

Da applausi gli attori, tutti preziosi, a cominciare da una super Cotillard che rispetta il contegno del film e non scade mai nel patetico. E da applausi è la regia che mette la realtà sulla pellicola e non la addiziona, non la altera con nessun ingrediente riuscendo nel difficile compito di essere essenziale.

Due giorni una notte Marion CotillardUn film crudo che forse piacerà a pochi. Perché è una fotografia della modestia, di personaggi che non spiccano ma galleggiano. Di vite che tra un problema e l’altro, cercano solo di sopravvivere. Un film schietto e minimale con tanto di refrain ossessivi: Sandra si rivolge ai 16 colleghi usando le stesse parole e i colleghi le rispondono sempre “quante sono le persone che rinunciano al bonus?”

Un film che non dà appigli e disturba perché ferisce ammettere che al tempo della crisi la vera crisi tocca l’umanità e i sentimenti, che il branco invece di proteggere il più debole lo espelle per viaggiare più veloce. Ma il più debole, talvolta, anche se ferito ripaga il mondo con una umanità inaspettata (e pure immeritata).

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4 Commenti

  • Sarebbe la versione “corto” di “5 giorni, un’estate”?

  • Questo Connery me lo sono persa. No, siamo fuori tema. Niente montagne e niente fughe romantiche. C’è crisi, grossa crisi…

  • Sandra e Manu, uhm io mi chiamo Sandra mio marito Emanuele, ops. E ho pure un sacco di casini sul lavoro 😀 fammi scrivere un po’ di romanzo ché oggi davvero tutto a rotoli, poi arrivi tu con sta chicca!

  • Lo danno martedì al cine margherita di Cuorgnè, una delle uniche due sale “vicine”, che posso cioè raggiungere senza prendere ferie. Tu lo raccomandi proprio proprio? Sei sicura che uscirò tenendomi la pancia dalle risate? Sei sicura che si vedano le tette? Se mi dici, Aldo, tranqui, vai! Io vado.

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