Libri a Colacione 11 aprile 2015

 Libri a Colacione 11 aprile 2015

I consigli da leggere di Tutto Esaurito su Radio 105! Confessioni di uno spammer di Claudio Morici, Parole in gioco. Il linguaggio stralunato della filosofia di Ermanno Bencivenga, Sembrava una felicità di Jenny Offill.

VOLTAPAGINA
Confessioni di uno spammer, Claudio Morici, edizioni e/o, p. 179, ebook

Confessioni di uno spammer, Claudio Morici

Avete presente lo spam? Ecco sì tutta quella robaccia che investa la vostra casella di posta, colma di link da non cliccare – è meglio – grammatica improbabile, loschi tranelli e affini. Ecco, forse non è la prima cosa a cui pensate quando fate pulizia ma qualcuno questa robaccia la scrive, la assembla e ve la invia.

È questo il lavoro di Giuseppe professione spammer. Uno che vive – o sopravvive? – a Londra e sbarca il lunario proprio così, infestando il computer della gente. Finché un giorno si pente. E non si limita a smettere, trafuga il database con gli indirizzi e manda a circa 16milioni di sventurate una mail di scuse.

Quello che Giuseppe non può aspettarsi è che, a parte qualche risposta colma di insulti, arrivi pure un mucchio di email affettuose. Ed ecco che una lettera tira l’altra e il nostro truffatore pentito comincia a raccontare i fatti suoi, spigando perché è finito a fare lo spammer e… rimarrete parecchio sorpresi. Per tutti quelli a caccia del proprio posto nel mondo. Per chi ha voglia di fare e ci prova sempre. E per tutti quelli ossessionati dalla privacy!

DA GUSTARE
Parole in gioco. Il linguaggio stralunato della filosofia, Ermanno Bencivenga, Mondadori, p. 84, ebook

Parole in gioco. Il linguaggio stralunato della filosofia, Ermanno Bencivenga

Le parole sono una occasione per costruire mondi e per arredarli. Per metterci ciò che vogliamo, per sbagliarci, per ritrovare cose che credevamo perdute. Non sono ammattita! Le parole sono cose. E con le cose ci si può giocare.

Qui troverete un mucchio di ingegnose invenzioni, di giochi serissimi e riflessioni resi possibili grazie alle parole che sono una incredibile materia plastica. Parole che si plasmano, che perdono sillabe e accenti e allora cambiano, parole che si combinano e diventano cose nove con cui fare giochi nuovi.

E non ci sono solo le parole ma anche le righe in cui sono scritte e pure le parole che non sono scritte ma, tra le righe, ci sono comunque: sono i non detti. Pensateci. La nostra vita è piena di non-parole, parole omesse che pesano assai di più di quelle vere. E noi, anche senza volerlo, tutti i giorni, giochiamo all’investigatore privato a caccia dei significati nascosti che le persone ci comunicano indirettamente. È un libro magico questo per giocare con la punteggiatura, i numeri, le sillabe… e stupirsi come fanno i bambini.

BELLISSIMI
Sembrava una felicità, Jenny Offill, traduzione Francesca Novajra, NN editore, p. 264, ebook

Sembrava una felicità, Jenny Offill

Se vi dicessi che questa è la storia di una donna senza nome, una scrittrice, una insegnante, una che si innamora, si sposa, mette al mondo una figlia e affronta i soliti guai di chi vive e non sta semplicemente a guardare… potreste pensare che sia una storia come tante che, addirittura, sia una storia banale come la vostra, come ce ne sono milioni.

E in effetti qui vi sentirete a casa, anche se siamo a New York, e avrete a che fare con una donna che vorreste come amica perché ha senso dell’umorismo e uno sguardo sul mondo sorprendente e acuto. Ma questa non è una storia, lo diventa solo nella testa di chi legge. Sulla carta, ci sono delle isole di parole intervallate dagli spazi bianchi. Succede come in una sceneggiatura dove uno degli elementi da maneggiare con cura è proprio il bianco, gli spazi bianchi, ecco che anche qui lo spazio, gli a capo, gli stacchi hanno una funziona precisissima. Sono pause in un mare di aneddoti, riflessioni/confessioni, pause che cucite assieme – ciascuno lo farà con il suo ritmo – ci raccontano una donna che sa dirci la sua verità su argomenti insidiosissimi come il tradimento, l’amore, l’abbandono…

E non si naufraga mai, qui. Ché l’autrice non spreca una sillaba e arriva dritta al punto. E ti senti tanto compreso che ti stupisci di non esserci anche tu tra le righe di questo romanzo. Da non perdere!

DEDICA LIBRO

Carlotta da Torino mi scrive: “Occhei mi hanno lasciata a casa dal lavoro e c’ho il morale sotto ai tacchi almeno avrò tutto il tempo di finire la saga di Hungher Games di Suzanne Collins (traduzione di Simona Brogli e Fabio Paracchini, Mondadori) che è uno spettacolo, e no, non mollo! A colacioneee”.

Aspetto le vostre dediche! Mandate una mail a bookblister@gmail.com e sarà un piacere leggerle in diretta.
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6 Commenti

  • Dunque, il primo aspettavo solo che qualcuno lo scrivesse. Il mondo che si nasconde dietro lo spam è a suo modo affascinante. Il secondo potrebbe servirmi per lavoro, ma dovrei sfogliarlo. Il terzo mi sa di rosa rosa e quindi passo.
    Per Carlotta. Ci vediamo al Salone tra poco più di due settimane. Sto cercando una magnifica Carlotta, che ho perso di vista da 30 anni, che sia tu?

    • Il primo è una ottima idea. Il secondo è prezioso. Il terzo una rivelazione (solo per il femminile? Per me no, magari bitta un occhio…).

  • A proposito di spammer… Chiara ti ho appena mandato una mail, non vorrei che quel buon tempone di Google mi filtrasse.
    Riguardo alla signora Jenny Offill, è il primo consiglio che traggo dai ben nati della NN editore. Colgo al volo appena posso.

    • Ricevuta, Marco, tutto a posto. Come inizio della NN direi ottimo. Libro originale, splendida penna, ben tradotto, testo curato… io sono felice di incontrare novità come questa!

  • Proprio perché è rosa-rosa e il genere va protetto come i Panda, punto sul tre. Perché rosa può voler dire “leggero”, ma il contrario di leggero non è intelligente, bensì pesante. Ci avete mai pensato? E i libri azzurri, quali sarebbero? Quelli per soli uomini? No, quello è play-boy! Il rosa a saperlo scrivere è commedia, certo a scivolare nella melassa ci vuole poco, eh, ma se non cadi è poesia!

    • Fatico a dare un colore a questo romanzo. Chi legge il rosa-rosa si aspetta una trama, una architettura ben tangibile, un mood da commedia… un gioco più dichiarato, insomma. Qui il gioco è destrutturare senza rendere ostico, né cervellotico.
      “Il mio piano era non sposarmi mai. No, io volevo diventare un mosto d’arte. Le donne non diventano mai mostri d’arte, perché i veri mostri d’arte si preoccupano solo di arte e mai di cose terrene. Nabokov non si chiudeva nemmeno l’ombrello era Vera che gli leccava i francobolli” Lei è una così 😉

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