Short skin, i dolori del giovane Edo

 Short skin, i dolori del giovane Edo

Un film di Duccio Chiarini, con Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo. Prodotto da Duccio Chiarini e Babak Jalali per La Règle du Jeu.

Edo (Matteo Creatini) ha diciassette anni e un prepuzio troppo stretto. Una malformazione che lo imbarazza e gli provoca dolore. Così è difficile mostrarsi nudo sotto la doccia, masturbarsi, fare l’amore… Vivere diventa complicato, figuriamoci crescere.

E mentre Edo si astiene – a parte alcuni goffi tentativi – il mondo che lo circonda sembra pensare solo al sesso. Dalla sorella Olivia (Bianca Ceravolo) che non vede l’ora di far accoppiare il cane, ai genitori alle prese con un complicato tira e molla; passando per Arturo (Nicola Nocchi), il migliore amico, che “se non trombiamo entro l’estate siamo degli sfigati”. A complicare tutto arriva pure Bianca (Francesca Agostini) – la vicina di casa milanese, in Toscana per le vacanze – l’amica per cui da sempre Edo ha una cotta.

Duccio Chiarini alle prese con il suo primo lungometraggio decide di raccontare il maschio da una prospettiva inedita, attraverso un tema scomodo e imbarazzate perché, mentre in campo femminile c’è una maggiore propensione a trattare argomenti “intimi”, quando si tratta di ragazzi tutto pare un tabu. E Chiarini riesce nell’impresa di scardinare il classico cliché del “ganzo” (e pure dello sfigato tout court) e lo fa con grazia. Mette a nudo corpi e sentimenti trovando la giusta distanza, scansando facili morbosità e inutili eccessi e, soprattutto, evitando di scivolare nel cialtronesco stile teen movie. Il risultato è una storia autentica, quella di un ragazzo (alle volte un po’ troppo dolente ma capace di guizzi) che, mentre cerca di scampare all’adolescenza e ai suoi disagi, emoziona e fa sorridere (parecchio).

https://youtu.be/J2o-mmO5jlc

La storia è ben scritta (soprattutto i dialoghi) e ben costruita anche se – conflitto di partenza a parte – non offre soluzioni inaspettate. Azzeccatissimo il cast: tutti paiono, semplicemente, se stessi. Persone vere con le proprie inadeguatezze e imperfezioni, soprattutto gli interpreti giovani che sfuggono alle ridicole patinature da Photoshop trasmettendo al meglio l’idea di difetto come cifra dell’individualità di ciascuno.

Convince la colonna sonora dei canadesi Woodpigeon che crea un riuscito contrasto con la location – siamo tra Marina di Pisa e Forte dei Marmi – e dà al film maggiore respiro, evitando la claustrofobia della provincia. Ché crescere è una impresa in ogni angolo di mondo.

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6 Commenti

  • per favore di ai gestori dei cinema del Canaevese di passarlo… 🙁

  • “La minaccia del polpo”

    Guarda che bel titolo hai trovato 😉

  • ‘giorno a tutti

    qualcuno sa il titolo del libro che si passano, in cui la ragazza nasconde la lettera…?

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