Le classifiche dei libri

Le classifiche dei libri: sono vere? Chi le fa?

Le classifiche dei libri non ci forniscono i numeri di vendita reali, si tratta infatti di stime e proporzioni; per conoscere i dati reali tocca pagare!

Le classifiche dei libri per molti sono una certezza. Poi basta chiedere: come si fanno ? Chi si occupa di stilarle? Sono attendibili? E la certezza si trasforma in un mistero.

Per prima cosa – serve ricordarlo – le classifiche non misurano certo l’incommensurabile: cioè la qualità dei libri. Ma non vi forniscono neppure i reali dati di vendita cioè il numero, esatto, di copie vendute in una data settimana.

E vi sconsiglio di chiedere questi numeri agli autori perché la sostanza dell’anticipo che riceveranno per il prossimo libro è direttamente proporzionale al numero di copie che hanno venduto con il precedente. Pertanto sono, come dire, portati ad “abbellire la realtà”…

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Altrettanto inutile è chiedere agli editori che, al massimo, potranno dirvi quante copie hanno stampato, cioè quante hanno distribuito di un certo titolo. Ma distribuire non significa vendere, e per i dati di vendita precisi toccherà aspettare le rese (e passeranno mesi).

Se volete sapere quanti libri sono stati acquistati, quante copie di un libro sono state vendute, settimana per settimana, dovete pagare agenzie come Nielsen BookscanGFK che operano in tutto il mondo e monitorano il mercato. Però se guardate le classifiche che per esempio si trovano pubblicate su “la Repubblica”, “Corriere della Sera”, scoprite che i dati provengono da GFK; su “La Stampa” i dati provengono da Nielsen. Ma sono i dati che otterremmo pagando?

No, ovviamente. Si tratta di stime. Per stimare le vendite, infatti, è stato formulato un algoritmo che fa una proiezione delle vendite. Si prendono a campione un tot di librerie – indipendenti e di catena – e si conteggiano i dati che vengono registrati a partire dall’emissione dello scontrino e incrociati con quelli di Informazioni editoriali. Si tratta del database più completo in Italia che riceve i dati da Alice, il catalogo dei libri italiani in commercio, esauriti e di prossima pubblicazione; dal distributore Messaggerie italiane e da e-kitāb, il catalogo degli ebook in commercio.

Cosa non si conteggia? Amazon e tutte le vendite online, la grande distribuzione, l’usato e il mercato globale degli ebook (per questi trovate classifiche sito per sito non ne esiste una globale).

Un’altra cosa che le classifiche non vi dicono? Quante copie ha venduto un libro – soprattutto quello al primo posto – per entrarci in classifica! Molto dipende dal periodo, quindi dalle uscite, quindi dai “contendenti”. Possono servire 5mila copie per entrare nei primi 20 ma alle volte mille possono bastare per arrivare sul podio.

Come si leggono le classifiche dei libri?

Adesso prendiamo per esempio la classifica di tuttolibri de “La Stampa”. È realizzata da Nielsen Bookscan, su un campione di 900 librerie e si assegnano i 100 punti al titolo più venduto tra le novità, tutti gli altri sono calcolati in proporzione (il numero che vedete accanto al titolo sulla destra) e tra parentesi viene indicato da quante settimane il titolo è in classifica.

Classifica Tutto Libri de La Stampa

Al primo posto troviamo il Dan Brown, cioè il nostro 100. Se andiamo a vedere la narrativa italiana, sul primo gradino del podio troviamo Carofiglio che è appena entrato in classifica (il numero tra parentesi è infatti 0) e rispetto al primo segna un 44%. Se andiamo al decimo, troviamo Guccini & Macchiavelli con un 11% (e sono in classifica da 4 settimane). Quindi? Se il nostro 100, supponiamo, equivale a 10.000 copie, Carofiglio è al primo posto vendendo 4.400 copie mentre Guccini & Macchiavelli stanno al decimo con 1100 copie.

Capite che se Brown di copie ne avesse vendute 50.000, i dati cambierebbero parecchio. Lo stesso se fossero 5.000. Quindi le classifiche dei libri ci dicono qualcosa del successo di un titolo ma non ci dicono molto del mercato (per esempio qui non valutiamo i titoli più importanti per l’editoria, la cosiddetta coda lunga quello che continua a vendere piano ma vende).

Le classifiche dei libri però hanno il loro peso: un libro in classifica vende per il fatto di essere in classifica. Le classifiche quindi influenzano se stesse. Questo perché nelle librerie le top ten spiccano ed è facile che catturino l’attenzione dei lettori, i librai ordinano e riordinano più facilmente questi titoli… Voci di corridoio parlano di una certa autrice che appena uscita “si compra” nelle librerie dove avvengono le rilevazioni per entrare da subito in classifica ma questa, forse, è una leggenda urbana… o forse no.

E il marketing sfrutta questa disinformazione millantando cifre: ed ecco che vi trovate per le mani quelle fascette comiche che strillano trilioni di copie vendute e infinte ristampe (peccato che per una singola stampa, tra la produzione fisica del libro e la consegna del suddetto nelle librerie, ci vogliano almeno 7-10 giorni). Che poi tutto dipende dalla prima tiratura: tre ristampe se ne hai stampate 500 di prima è un conto; ben diverso se ne hai tirate 3500!

Il giorno in cui gli autori prenderanno coraggio e decideranno di mandare in cortocircuito questo sistema di falsificazione mostrando pubblicamente i consuntivi di vendita, forse potremo cominciare ad avere una idea reale dell’universo libro. Soprattutto dei titoli che davvero funzionano e speriamo si leggano (perché venderli non basta).

Senza contare che i più non conoscendo i dati – ho visto consuntivi da 8 copie, cioè manco i parenti gli avevano comprato il libro! – hanno ancora aspettative molto alte e credono ancora che a scrivere e vendere libri si diventi ricco. Ma come fai a diventare ricco se vendi 6000 copie? O 10 mila (calcolate il 7 per cento a copie) e infatti si contano sulle dita di una mano gli scrittori che campano di scrittura e chi lo fa – pochissimi – sopravvive grazie ad attività secondarie: corsi, consulenze… tutti gli altri hanno un altro lavoro.

Quindi, d’ora in poi, quando vi propinano una tra le tante classifiche dei libri più venduti, guardatela con occhi nuovi e ricordate: le proiezioni non sono dati certi (focalizzate le proiezioni elettorali… ecco). Insomma, occhio, perché – per parafrasare lo scrittore Stanisław Jerzy Lec – il realismo è come ci suggeriscono di leggere la realtà, non è la realtà!

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4 Commenti

  • Oreste Mauro Reply

    30 ottobre 2017 at 13:47

    Personalmente .. più un libro è alto in classifica (secondo queste stime) e meno mi interessa…. specialmente se si tratta di narrativa (la narrativa contemporanea italiana è meglio perderla che trovarla…)
    se poi la gente acquista un libro solo perché è il meglio venduto….
    io preferisco leggermi Proust

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      16 novembre 2017 at 12:39

      Oreste, leggi la Bucciarelli. Vanni Santoni. Giorgio Vasta. Grazia Verasani. Francesco D’Isa. Paola Barbato. Helena Janeczek… Alto che perderli! Il bello è trovarli.
      Tra un Proust e l’altro s’intende 😉

  • Modus legendi: portare un (buon) libro in classifica? - BookBlister Reply

    23 marzo 2018 at 15:52

    […] settimana bisogna vendere. Per entrare in questa classifica – che è una proiezione (lo spiego qui, come funziona) – bisogna vendere nei posti giusti, cioè nelle librerie che fanno parte del […]

  • Librai, raccontatemi la vostra classifica strana! - BookBlister Reply

    31 maggio 2018 at 13:18

    […] Essendo stufa, stufissima delle solite top-ten dei libri più venduti – che poi sono solo le classifiche delle proiezioni di vendita parziali peraltro – sarei molto più interessata alle classifiche […]

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