La vita segreta – Andrew O’Hagan
Autore:
Traduzione di Svevo D’Onofrio
Casa editrice: Adelphi
269 pagine
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La vita segreta – Andrew O’Hagan

Ci sono sessantasette milioni di nomi inventati su Facebook. Si tratta, molto probabilmente, di gente che si è costruita un’altra vita e la vive. Gente che crea altri mondi e li abita.

Quando scrivi un romanzo, prendi dal mondo ciò che ti serve, restituisci ciò che puoi, e dai per scontato che l’immaginazione è sovrana.

A cosa serve allora la letteratura? A cosa serve la narrativa? A raccontare storie e a sdoppiare la realtà, ed è lo stesso autore a sdoppiarsi perché uno scrittore “se è bravo, è troppe persone insieme”; ma oggi pare che entrambi abbiano perso il proprio primato, il proprio potere di dare voce alla fantasia e creare il reale a parole.

Credo che anche la letteratura, un tempo principale arena della doppiezza, sia stata ormai scalzata dalla rete, dove nessuno può più essere una cosa soltanto.

Le tre storie che compongono il testo – Lo scrittore fantasmaL’invenzione di Ronnie Pinn e L’affaire Satoshi – potrebbero essere tre racconti di pura fiction e sono invece tre reportage scritti “nel far West di internet prima di ogni regolamentazione o codice di condotta”. Un viaggio che parte con un essere umano divenuto icona, procede con un ragazzo scomparso che continua a vivere e si conclude narrando un’entità che, pur possedendo un nome e un cognome, non esiste (o sono molti?) ma agisce sulla realtà trasformandola e forse persino sovvertendola.

Siamo diventati schiavi del web molto prima di capire in che misura la tecnologia avrebbe cambiato le nostre vite. In un certo senso internet ha fornito gli strumenti della creazione letteraria a chiunque avesse un computer.

Si parla di fatti e personaggi di cui, spesso, crediamo di sapere – se non tutto – molto. Perché in una era di sovraffollamento delle notizie come quella in cui viviamo, ci basta veder scorrere certe storie sotto ai nostri occhi nel feed per credere di averle già lette e, addirittura, per averle a noia. Ma sappiamo davvero quanto creativi e mitici siano certi fatti e certe esistenze?

Mi ero prefissato di scrivere delle storie in grado di galleggiare in questo pantano morale, ed eccole qua, tutte assieme. Non ambiscono ad alcuna universalità: anche nel contesto generale del web, i miei tre casi di studio sono individuali e per molti versi non rappresentano che se stessi.

Andrew O’Hagan ci regala “tre storie vere dell’era digitale” come recita il sottotitolo – Julian Assange il fondatore di WikiLeaks, i misteriosi Bitcoin e Satoshi Nakamoto l’uomo che li avrebbe inventati e parliamo di dark web – che se non facessero parte della realtà parrebbero del tutto costruite a tavolino. Come certi film che reggono la propria verosimiglianza solo grazie all’avviso “tratto da una storia vera”.

Per chi ama il delicato rapporto tra realtà e finzione e vorrebbe scoprire, non tanto cosa accada tra la nostra vita online e offline (quando possiamo dirci offline?) ma tra le varie (infinite?) pieghe dell’online.

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