Concorsi letterari e premi

Concorsi letterari e premi: occhio alle fregature!

I concorsi letterari in Italia proliferano, sceglierli non è semplice, alle volte si tratta di non sprecare il proprio tempo, altre di non sprecare i propri soldi. Ecco qualche trucco per aiutare gli autori orientarsi nella selva dei premi.

Concorsi letterari, premi, tornei. L’Italia ne è piena. Partecipare ha senso oppure no? E come scegliere quelli giusti?

Chi non ha ancora pubblicato, cerca soprattutto persone disposte a leggerlo, vuole mettersi alla prova. Altrettanto spesso è più facile che scriva racconti. Perché il racconto dà l’illusione di essere più facile, come se la brevità fosse una semplificazione e non una grande complessità! Di solito lo si scopre poi: scrivere romanzi e scrivere racconti sono due mestieri diversi!

Trucchi per scegliere i concorsi letterari

Comunque sia se scrivi racconti prima o poi ti viene voglia di partecipare a un concorso. Ecco cosa non fare!

  1. Non fidatevi dei patrocini e delle pecette istituzionali. Per prima cosa molti Ministeri, Regioni, Comuni… sono di manica larga quando si tratta di elargire un patrocinio (ma di manica stretta perché poi non danno soldi, sono i cosiddetti “patrocini senza portafoglio”). Senza contare che, se è già difficile per chi lavora nel settore riconoscere gli editori furbetti e le iniziative poco limpide e poco serie… quanto può esserlo per chi non conosce questo mondo?
  2. Non fidatevi delle giurie. Soprattutto se non ci sono o se non sono specificati i membri: avete il diritto di sapere chi leggerà e vaglierà i lavori. Occhio, poi, perché purtroppo capita spesso che autori di spessore, personaggi dello spettacolo… si prestino e  sostengano iniziative di scarso valore (a essere generosi). Alle volte si fidano, spessissimo non leggono neppure i bandi (alle volte c’è il piccolo dettaglio che vengono pagati profumatamente), insomma, anche i nomi noti non sono una garanzia di serietà di un concorso.
  3. Non siate leggeri: leggete il bando con attenzione! Partecipate e cedete i diritti del vostro lavoro gratis? Ne vale la pena? O il vostro testo verrà pubblicato con un pessimo editore a pagamento? Non solo non vi serve, ma vi lede. E guardate chi ha vinto le edizioni precedenti!
  4. Tassa di iscrizione sì oppure no? Io sono dell’idea che un premio non debba farsi sostenere dagli autori che vi partecipano, ma debba sussistere grazie agli sponsor o a un festival che lo sovvenzionano. 15/30 euro per le spese di segreteria? Sono poche? Occhio perché ci stiamo assuefacendo all’idea che per scrivere, per partecipare a un concorso, per pubblicare si debba sborsare. Che è una evoluzione in negativo della convinzione che scrivere sia un hobby e vada fatto gratis. Chi ve lo dice è un autore che non viene pagato o qualcuno che non vuole pagare. Ci sono premi rinomati con quota di partecipazione? Sì. il Calvino per esempio (100-150 euro). Qui è indubbio, non si può dire che non siano stati sfornati talenti, è indubbio che sia prestigioso e ai partecipanti viene consegnata una valutazione del testo. Basta scegliere con consapevolezza.
  5. Occhio ai falsi miti: il concorso fa curriculum letterario solo se è rinomato; verrete valutati obiettivamente sono se i giurati sono di qualità e obiettivi; avrete contezza delle vostre capacità solo se gli altri partecipanti saranno di valore (vincere tra le schiappe non è granché).

Perché partecipare? Per i soldi messi in palio, per il cesto di prodotti tipici… perché per imparare a scrivere bisogna leggere ma anche scrivere! Per scoprire che la fantasia lavora molto meglio se ci sono paletti e scadenze. Per fare un po’ di sana fatica.

E ricordatevi che: “Il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore.” (Vince Lombardi)

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