Less is more. Sull’arte di non avere niente – Salvatore La Porta

Less is more. Sull’arte di non avere niente – Salvatore La Porta
Autore: Salvatore La Porta
Casa editrice: Il Saggiatore
176 pagine
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L’arte di non avere niente non ha nulla a che fare con la miseria né – peggio – con l’avarizia. Non si tratta di vivere con tre euro al giorno. Non è un inno alla povertà perché dalla povertà si vuole fuggire ma è il bisogno di un diverso sguardo sul nostro mondo, sguardo che si riflette sul modo in cui ci percepiamo.

Il guaio? Diventiamo ciò che crediamo di essere, che è il frutto sia di come gli altri ci guardano (e quindi di quello che si aspettano da noi) sia degli oggetti di cui ci circondiamo. Sì, anche le cose parlano.

Ognuna di quelle tessere di plastica vi identifica, fissa il vostro ruolo nel mondo limitando la vostra capacità di cambiare idea, cambiare città, cambiare le persone che avete accanto.

Diamo un occhio agli oggetti che riempiono le nostre vite, le nostre case e il nostro portafoglio. Ci definiscono. In alcuni casi di imbrigliano. I ruoli che abbiamo, il lavoro che svolgiamo, persino la patente, e lo scooter e la macchina… ci vincolano e diventano delle piccole gabbie dalle quali è difficile – anche solo mentalmente – poter uscire. Perché ogni cosa che possediamo, implica nuove responsabilità… cioè le cose pretendono una grossa parte di noi.

Citando Jigoro Kano, il fondatore del judo, è piuttosto il “miglior utilizzo dell’energia per l’ottenimento del massimo risultato”.

Il punto qual è? Si tratta di liberarsi del peso delle cose delle quali crediamo di avere bisogno. Cose che ci rendono schiavi e ci impediscono di occuparci di qualcosa di ben più importante: seguire le nostre idee, raggiungere i nostri obiettivi.

Lavori per comprarti la macchina per andare a lavoro.

L’obiettivo: valorizzare il meno, il vuoto, la sottrazione. Mettere a fuoco che perdere qualcosa non significa perdere la nostra identità, perché non siamo ciò che possediamo. Però compriamo e compriamo e ci sentiamo sollevati. Peccato che duri per poco. E questo libro, tra le altre cose, vi spiegherà il perché.

Scoprirete come si cresce senza possedere niente e che, per quanto possa sembrare strano, si può essere felici proprio perché privi di tutto, alla maniera dei bambini la cui leggerezza risiede proprio nella mancanza di proprietà, dovere e ruoli. Realizzerete che “se l’arte di non avere niente si esprime durante l’infanzia nel gioco, in seguito si realizza invece nel viaggio”. E occhio a non renderlo inutile questo viaggio! Vi domanderete il senso della parola avere e farete i conti con la scomparsa…

 

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