Svegliare i leoni – Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni – Ayelet Gundar-Goshen
Autore: Ayelet Gundar-Goshen
Traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi
Casa editrice: Giuntina
318 pagine
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“Stava giusto pensando di non aver mai visto una luna più bella, quando ha investito l’uomo” comincia così questa storia il cui protagonista è un neurochirurgo, il dottor Eitan Green, sposato con Liat e padre di due figli.

Ed è un uomo tutto d’un pezzo Eitan, una persona onesta. E, infatti, non ha assecondato le pressioni e i giochetti di potere del suo capo e ha per questo motivo perso il posto al grande ospedale di Tel Aviv ed è stato spostato in un minuscolo centro sanitario nel deserto del Negev, nella cittadina di Beer Sheva. Un posto che detesta.

Erano quelle le cose che ricordava dell’infanzia: non tutti gli abbracci ricevuti, ma i pochi negati.

Ed è proprio da qui che sta tornando, stanco dopo l’ennesimo turno di lavoro alla guida della sua jeep rossa, quando investe un uomo: è notte, la velocità era troppo sostenuta e l’impatto è stato notevole. La vittima – un sudanese? Un eritreo? – è in gravissime condizioni e il dottor Eitan prende la decisione sbagliata: scappa.

Qualcuno però lo ha visto, si tratta della moglie dell’uomo che è stato ucciso che dopo l’incidente si presenterà a casa del medico con il portafoglio del marito. La donna comincerà a ricattarlo: non chiederà soldi però, chiederà cure.

Emigrare significa lasciare un posto per un altro, trascinandoti attaccato alla caviglia con una catena d’acciaio il posto che hai lasciato. Se emigrare è difficile, è perché è dura camminare per il mondo con un intero paese legato alla caviglia.

Questo è il suo secondo romanzo della scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen, classe ’82, docente di psicologia all’università di Tel Aviv. È un romanzo che, oltre a una buona storia – originale e ben raccontata grazie a personaggi che hanno cervelli e cuori che funzionano – e affronta un tema difficile e poco “frequentato”: l’immigrazione Eritrea in Israele.

 

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