Io credo alle sirene – Andrea Fontana
Autore: Andrea Fontana
Casa editrice: Hoepli
104 pagine
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Io credo alle sirene – Andrea Fontana

Baggianate, fake news, storie strampalate… ne siamo circondati, hanno parecchio successo (sui media e nei social) e in fin dei conti pare ci piacciano anche un bel po’ (e infatti non perdiamo occasione per raccontarle/condividerle).

Il problema? Come esseri umani ci muoviamo in quella che definiamo “realtà” e che vorremmo fosse oggettiva e indipendente da noi ma il nostro mondo è fatto di una mescola piuttosto curiosa e peculiare di vero e di finto.

Forse dobbiamo smettere di pensare in questo modo al problema delle fake news e iniziare a capire che sono conoscenze funzionali a struttura sospesa: un sintomo delle nuove opportunità tecnologiche e dei nuovi scenari sociali, politici e comunicativi che abitiamo.

La finzione e la simulazione sono due modalità fondamentali di apprendimento della nostra specie qualcosa che ci contraddistingue come specie biologica. Tanto che gli scienziati definiscono il nostro cervello “brain fiction” perché, per l’appunto, è molto affine con un simulatore, altro che traduttore oggettivo dei fatti!

Da bambini giochiamo a fare, fingiamo di essere, immaginiamo che… e, da grandi, continuiamo a fare questo gioco di finzione con l’arte, il gioco, le narrazioni (la scrittura, il cinema, il teatro), la rete e anche i media, sì.

Oggi nel giornalismo come nella comunicazione istituzionale e pubblica, abbiamo un disperato bisogno di aggiornare i nostri modelli di Mente e di costruzione del reale, per portarli più vicini alle Scienze della Mente contemporanee.

Quindi noi viviamo in un piccolo grande mondo fake. E questa finzione è positiva. Adattiva. Fingiamo per convivere con la realtà, per fare proiezioni, per ipotizzare diversi scenari, per prevedere i comportamenti degli altri, per giustificare il nostro o l’altrui comportamento. Fingiamo per sopravvivere, per soffrire meno… per semplificare il reale e fingere di capire meglio questo mondo che altrimenti sarebbe un ammasso caotico (e minaccioso) di stimoli e dati.

Il guaio? Oltre alle fake news positive e utili (anche una moneta è un fake o la mappa della metropolitana…) pullulano le false notizie dannose (vaccini, scie chimiche)…

Il problema non sono tanto le fake news ma è capire perché abbiamo bisogno di un mondo fake. Sappiamo che il “gioco della finzione” genera benessere (liberiamo ossitocina), sappiamo – lo vediamo tutti i giorni – che i fatti vengono superati e battuti dalle narrazioni che riteniamo credibili. Perciò è chiaro: non possiamo combattere le false notizie solo appellandoci alla dicotomia vero/falso.

Se volete fare i conti con la post-verità partite da qui. È un ottimo inizio.

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