A COSA SERVONO LE RAGAZZE di David Blixt, traduzione di Camilla Barrichello, Maria Vradini Scusa e Paola Licci, La Corte editore

A cosa servono le ragazze – David Blixt

A cosa servono le ragazze? Si intitola così l’ultimo articolo a firma del Quieto Osservatore, una rubrica del “Pittsburgh Dispatch”. Argomento? Quello che sarebbe meglio facessero le donne. Occuparsi della casa e non dare preoccupazioni, loro che ne hanno di futili – quale abito mettersi, per dirne una… – e dovrebbero quindi pensare a occuparsi della casa e, soprattutto, a trovare marito.

Ed Elisabeth perde proprio le staffe leggendolo. Ma non si limita ad arrabbiarsi, lei essendo – ostinata, curiosa e schietta – fa qualcosa: risponde con una lettera. E per le rime!

E racconta la sua travagliata storia personale. Orfana di padre, un uomo ricco e facoltoso che ha dato alla luce quattordici figli che, quando è morto si sono spolpati l’eredità. La madre, già sposata in precedenza, ha preso per la terza volta marito scegliendo un disonesto e un bevitore, che ha sperperato il possibile. Il colpo finale? Il tutore.

Quindi la nostra cara Elisabeth ha dovuto smettere di studiare e adesso, altro che trovare marito!,  vorrebbe solo guadagnarsi da vivere ed essere indipendente. Vorrebbe un lavoro decente, una cosa che alle donne non pare spettare.

E il suo piglio piace parecchio al direttore del giornale, George Madden, che la fa scrivere e presto l’assume. Elisabeth Cochrane sceglie come pseudonimo Nelly Bly e comincia ad andare a caccia di storie che nessuno ha il coraggio di raccontare, storie che paiono non interessare nessuno: il ruolo delle donne in fabbrica, per esempio, le condizioni di lavoro…

Perché Nelly Bly è la prima giornalista di inchiesta della storia, la prima a inventarsi il lavoro sotto copertura e a rischiare la propria stessa vita per far conoscere certe verità scomode, molto scomode. Come, per esempio quella raccontata nell’articolo che troverete all’inizio di questo romanzo. Una donna dall’identità ignota, in stato confusionale, viene portata al manicomio di Blackell’s Island. E, forse, avete capito di chi si tratta…

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1 Commento

  • Sara Reply

    30 Settembre 2019 at 17:47

    Ho letto e amato questo libro. La traduzione non è perfetta ma è un grande storia che merita comunque di esser letta e assimilata.

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