Come stanno gli editori in Italia? Ecco gli ultimi dati

Come stanno gli editori in Italia? Ecco gli ultimi dati

La ripresa è alle porte ma gli editori continuano a rinviare le nuove uscite e la situazione del settore non promette nulla di buono tra un appello disperato e l’altro di tutte le associazioni.

Continua il rinvio delle nuove uscite da parte degli editori: a oggi si stimano 21mila titoli pubblicati in meno nel corso dell’intero anno, 12.500 novità in uscita bloccate, 44,5 milioni di copie che non saranno stampate e 2.900 titoli in meno da tradurre .

Il 70% degli editori sta attuando o programmando la cassa integrazione (era il 64% a fine marzo). Insomma, la situazione peggiora. Ancora. Sempre più editori ricorrono alla cassa integrazione, le nuove uscite vengono riprogrammate e cresce il numero di chi si dice preoccupato dalla crisi.

L’emergenza sanitaria sta travolgendo la filiera del libro, secondo l’ultima rilevazione (la terza, riferita ai dati raccolti al 15 aprile) dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (Aie). L’impatto che il Covid-19 avrà quest’anno sull’intera editoria italiana rischia di essere devastante.

Per il periodo maggio-agosto la percentuale di chi decide di temporeggiare con le uscite rimandandole ulteriormente sale al 42% (era il 34% il 30 marzo). Si punta in modo particolare sull’ultima parte dell’anno: solo l’8% degli editori, in calo rispetto alle precedenti rilevazioni (era il 13% il 30 marzo), immagina di rinviare i titoli di settembre-dicembre, sperando in un recupero natalizio.

A oggi, anche se si concretizzerà il recupero, questo si tradurrà in 21mila titoli pubblicati in meno nel corso dell’intero anno. Quindi 12.500 novità in uscita bloccate, 44,5 milioni di copie che non saranno stampate. E 2.900 titoli in meno da tradurre.

Tengono solo ebook e audiolibri, con gli editori che testano la tenuta del mercato sugli store online: nel primo semestre solo l’1% degli editori dichiara infatti di aver riprogrammato al ribasso le uscite degli ebook. Il 10% quelle degli audiolibri.

Il ricorso alla cassa integrazione

Ma che la situazione sia ancor più drammatica lo indica il ricorso alla cassa integrazione: in quindici giorni – dal 30 marzo al 15 aprile – si passa da un 31% che iniziava a farvi ricorso a un 52%. Nel complesso tra chi vi sta già facendo ricorso e chi «non ancora, ma ci sta pensando» (o magari sta espletando la documentazione) dal 64% di fine marzo si passa in quindici giorni al 70% delle imprese.

E ogni giorno si moltiplicano gli appelli: Aie, Adei, l’Associazione dei bibliotecari, i librai… chiedono di essere presi in considerazione dal Governo e chiedono un intervento. Mentre si fa più pressante il problema della liquidità in un settore da sempre in affanno.

«I dati sono la voce degli editori» afferma Ricardo Levi, presidente di Aie. «Sono una richiesta d’aiuto, molto chiara e con conseguenze di grande impatto. Richiedono una risposta, con misure a doppia velocità. Misure immediate, che sostengano la crisi di liquidità del settore, e misure strutturali per aiutare il mondo del libro a risollevarsi. Aggiungo però, in questa Giornata mondiale del libro, un invito a tutti gli operatori del settore. È tempo di stare uniti e di muoversi coordinati. In questo spirito abbiamo lanciato un appello congiunto insieme ad AIB, l’associazione dei bibliotecari, e ALI, i librai, che indica una strada precisa per sostenere tutta la filiera. Una strada che mi auguro governo e istituzioni vogliano intraprendere».

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