Settanta acrilico trenta lana

Un giorno era ancora dicembre. Specialmente a Leeds, dove l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima. Nevicava tutto il giorno, a parte quella breve parentesi di autunno che ad agosto aveva scosso un po’ di foglie e se n’era tornata da dove era venuta, tipo la band di apertura prima della star.
A Leeds tutto ciò che non è inverno è una band di apertura che si sgola due minuti e poi muore. Subito dopo arrivano le plateali tempeste di neve, si abbattono a terra come maledizioni, congiurano contro il lirismo spericolato delle piccole fucsie sbocciate nel parco. E fate un applauso. Bis.
Ogni inverno di Leeds è terribilmente egocentrico, vuole sempre essere più freddo dell’inverno precedente, pretende sempre di essere l’ultimo inverno. Scatena un vento letale con le vocali strette degli inglesi del nord, ma ancora più dure, e comunque nessuno dei due è con me che parla.

Settanta acrilico trenta lana, Viola Di Grado, edizioni e/o, p. 189 (16 euro)

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