Il viaggio della regina

il viaggio della reginaInutile sostenere che, architettonicamente, il Palazzo del Governo possieda qualcosa di notevole perché non è vero: dentro è piacevolissimo con quelle sue stanze simpatiche e ariose e le verande profonde; ma, di fuori, è inequivocabilmente orrendo: da qualsiasi punto lo si guardi, sembra un pantagruelico budino color malva. Fu costruito nel primo Novecento, e cioè dopo che quello vecchio era andato distrutto in un incendio, ma nessuno sa perché fosse stato dipinto color malva la prima volta né perché fosse stato ridipinto, sempre color malva, la seconda. Possiede cupole, torri, barbacani, poche finestre di bastardo normanno e – sotto – una fila di buie arcate di pietra formanti una specie di catacomba. Effettivamente questa stravaganza ha trovato soddisfacente giustificazione nel fatto di servire da rifugio agli inquilini, qualora siano minacciati da “Atti di Dio” quali tifoni e terremoti, sebbene non saprei dire di quanta utilità sarebbe in caso di alluvione. Quando lady Alexandra vide per la prima volta il Palazzo che la guardava male dal suo boschetto di ponciani, rise tanto che quasi si strozzava e, giunta davanti alla porta, non riuscì a tirarsi fuori dalla macchina finché qualcuno non le ebbe portato un bicchier d’acqua. Lady A. è allegra e affascinante e Sua Eccellenza (sir George Shotter) è proprio come si deve: di bella presenza senza essere troppo distinto, solido nella giusta misura e con un brillio canzonatorio negli occhi. In realtà bisogna conoscerlo un po’, perché è timido e non è un allegro estroverso come lo è sua moglie, ma se si persevera e lo si punzecchia un pochino si viene a capo di quello strano brillio e allora con lui ci si sente come a casa propria. Per la cronaca, lei e io siamo vecchie compagne d’armi perché eravamo insieme nella MTC1 al principio della guerra e insieme facevamo le esercitazioni in Lowndes Square chiamando i nostri ufficiali superiori “Signora”; più tardi, quando ci considerammo ufficiali noi stesse, dopo esserci pagate due elegantissime uniformi, ci chiamammo “Signora” anche tra noi e scarrozzammo su e giù dagli aeroporti e dalle stazioni i pezzi grossi dell’esercito, mentre, la domenica, li portavamo a Boulters Lock con le loro segretarie.
Tuttavia, in seguito, durante i bombardamenti, ci diedero dei compiti ben più raccapriccianti e a labbra strette dovevamo rimanere fredde ed efficienti mentre tiravamo fuori la gente dalle case bombardate e la trasportavamo agli ospedali. Sandra era in tutto e per tutto assolutamente meravigliosa e insieme ridevamo un bel po’ – naturalmente non mentre stavamo tirando fuori i corpi, ma in altre occasioni. Lei allora era lady Alexandra Haven e non si era ancora sposata, sebbene andasse in giro con il caro George fin dal 1939: questi era un politico piuttosto a sinistra e s’era infuriato per Monaco, cosa che me lo aveva reso caro fin da principio. Tuttavia, siccome lei andava in giro anche con parecchi altri aspiranti, nessuno al momento pensò che avrebbe sposato George; e invece lo sposò, nel 1943, ed ebbero una luna di miele piuttosto eccentrica in quanto dovettero galoppare attraverso tutto il Medio Oriente cercando di localizzare il reggimento di lui, che era stato improvvisamente trasferito laggiù.
Nel frattempo naturalmente lei aveva lasciato la MTC e io pure, e con gran sollievo, devo dire. In principio era stato bellissimo, quando eravamo sostenute da uno splendido spirito patriottico e ci sentivamo come “votate”, ma dopo un po’ la femminilità arrogante di tutto l’intero gruppo aveva cominciato a deprimerci. So che è una confessione vergognosa, ma per me nelle donne in divisa c’è qualcosa di vagamente comico. Le ATS2 erano meravigliose e le WAAF3 erano meravigliose, e le WRNS4 coraggiose ed efficienti fino all’estremo, ma quando marciano e fanno le esercitazioni e i loro seni si mettono a ballonzolare su e giù, le donne mi fanno venire voglia di ridere. E questa era una delle cose su cui Sandra e io ridacchiavamo di più. In realtà lo facciamo ancora quando abbiamo il tempo per due chiacchiere e, sulle ali del passato, quelle curiose giornate ci tornano alla mente.
A ogni modo Sandra è oggi la consorte del nostro Governatore ed è piacevole averli tutti e due: andare al Palazzo del Governo è qualcosa che vale la pena di fare, il che certo non accadeva quando c’erano i poveri Blaise. Non che non fossero bravissimi e ben disposti e non facessero tutto quello che dovevano affabilmente e coscienziosamente, ma erano tutti e due opachi e un pochino stagionati e mancavano di vitalità a un punto tale che si aveva la sensazione che – dopo il pesce – sarebbe stato bene servire un po’ di ossigeno. La povera lady Blaise soffriva, senza lamentarsene, di un’oscura malattia chiamata dia… più qualcos’altro che non era né “…bete” né “…rrea”, ma qualunque cosa fosse, la affievoliva sempre di più dando l’impressione che se ne andasse galleggiando languidamente attraverso gli anni in un suo acquario personale. Lui, sir Hilary, veniva direttamente dal museo delle cere: era pallido da capo a fondo – occhi pallidi, pelle pallida, capelli pallidi –, e quando passava in rivista le truppe o stava ritto sopra la tribuna in pubblico, dava l’impressione di essere stato accomodato là e messo in posizione con una sbarra di ferro invisibile di dietro per impedirgli di cadere a faccia in giù.
Ora tutto era cambiato, compresi, grazie a Dio, i chintz. L’intera casa aveva assunto un’aria di leggerezza che certamente prima non aveva. Non che Sandra possieda grandi virtù domestiche. Ha di quando in quando qualche ispirazione per il cibo e periodi di improvviso entusiasmo, durante i quali si fa arrivare da New York e Parigi dei libri di cucina esotica, ma, al momento in cui arrivano, ha già dimenticato tutto e si gingilla con un po’ di zuppa inglese o spilluzzica una cotoletta senza neppure accorgersene. Quello che ha infuso nelle aride ossa di quel pomposo e vecchio mausoleo gotico è la sua personalità.

Il viaggio della regina, Noël Coward, traduzione di Daria Menicanti, Elliot, p. 317 (17,50 euro)

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6 Commenti

  • sandra Reply

    13 aprile 2013 at 14:23

    dovrei leggerlo: la protagonista si chiama come me!!! In quanto alle virtù domestiche non saprei, sono alle prese con le pulizie di primavera, e ci vado giù di fino, ma sulla cucina surgelati santi subito, salvano la vita di chi passa molte più ore a scrivere che a cucinare.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      14 aprile 2013 at 18:20

      Santi quelli che passano ore a scrivere 😉
      E viva la pasta che si cucina in fretta!

  • Aldo Costa Reply

    14 aprile 2013 at 9:14

    Ho già dilapidato il budget 2013. Non posso comprare ogni libro che sembra interessante, perché poi si rivela effettivamente interessante e tira la volata all’acquisto successivo. Quindi cercherò di dimenticare di aver letto questa pagina. OK?

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      14 aprile 2013 at 18:21

      Occhei.
      Io cercherò di evitare i riferimenti ai viaggi e alle regine…

      • Aldo Costa Reply

        10 giugno 2013 at 21:44

        Lo ha finito mia mamma, per intanto, e le è piaciuto molto. Non solo. ha detto che mi piacerà. E ci prende quasi sempre.

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