Esche vive

E si riparte in bellezza con la recensione di un romanzo che, a mio avviso, è un vero capolavoro. Grazie a Elena Tandin!

Non so a voi, ma a me capita sempre più di rado di riuscire a trovare un gruppo, un album, ma anche solo una canzone, che appassioni già dal primo ascolto o dal primo live. Succede che schiaccio play e, se riesco a superare i due minuti di pezzo, l’unico commento che mi viene in mente è “carino”. Uno degli insulti più sfrontati che si possano fare ad un artista. Se mi sento comunque magnanima, carico tutto sull’mp3, in attesa del momento in cui persa nei miei voli pindarici da pendolare (le migliori idee non vengono né di notte, né in bagno. Vengono in treno) riascolterò quel pezzo e scatterà l’epifania che me lo farà amare per tutta la vita. O almeno per qualche settimana… sulla declinazione al futuro di certi verbi sono molto scettica.
La nascita di questi amori è comunque estremamente rara. Essendo fatta più per le infatuazioni e i colpi di fulmine, mi capita, o meglio mi capitava, più spesso di innamorarmi perdutamente di una canzone dopo 4 note e di vivere con lei una splendida e appassionata luna di miele di durata variabile, per poi lasciarla nel limbo del “restiamo amici” e riesumarla al momento del bisogno. Ma con affetto, giuro.
Il vero dramma per me però è stato ritrovare lo stesso identico processo applicato anche ai libri. Orrore! Leggere un romanzo e trovarlo “carino” è come andare in spiaggia quando è nuvoloso e tira anche un po’ di vento: non è che ti annoi, ma sei cosciente del fatto che avresti potuto divertirti molto di più. Inoltre, con i libri non puoi nemmeno sperare nella rivalutazione epifanica postuma voluta dalla modalità shuffle del lettore mp3: il giudizio è unico e inappellabile. Per non parlare degli autori che ti ammaliano con il primo romanzo e a cui tu doni la tua eterna, incorruttibile, sacra riconoscenza… ma che poi, libro dopo libro,  alimentano il poco nobile desiderio di  buttarli in pasto alle papere del Naviglio grande. Libri e autore insieme.
Ma io non demordo. Ah, se non demordo! Continuo a rubare consigli, sbirciare recensioni e accarezzare copertine, perché ogni tanto la mia spasmodica ricerca del bello dà i suoi frutti.
Come quando mi sono ritrovata in mano Esche vive, di Fabio Genovesi, e in tre giorni me lo sono divorato. E poi l’ho riletto, con più calma, che magari mi ero persa qualcosa, e l’ho trovato persino migliore.
Della trama non voglio dire nulla, solo dare qualche consiglio di lettura.
Se pensi di essere in una fase stagnante della tua vita, leggilo.
Se vivi in provincia, leggilo.
Se sei stato fuori dalla provincia per un bel po’, e poi sei tornato, leggilo.
Se hai senso dell’umorismo, leggilo.
Se hai perso una mano in seguito all’esplosione di un petardo, leggilo.
Se sei un neolaureato pieno di belle speranze, leggilo.
Se sei uno che si prende troppo sul serio, che si crede il centro dell’universo e che pensa di non commettere mai errori, lascia perdere, non fa per te.

Esche viveFabio Genovesi, Mondadori, p. 388 (11 euro) anche in ebook

0 Commenti

  • tonino75 Reply

    7 gennaio 2014 at 11:52

    Semplicemente il miglior libro di un autore italiano che ho letto negli ultimi venti anni e ne ho letti tanti. Sullo stesso livello di veri mostri sacri della scrittura come Mcliam Wilson, Eureka Street, oppure il Williams di Butcher’s Crossing o Augustus. Un libro fantastico che consiglio anch’io a tutti gli amanti della buona lettura. La grande capacità dell’autore sta, secondo me, nel saper raccontare e nel farti appassionare a storie anche molto lontane dal tuo presente. Consiglio dello stesso autore anche: Tutti primi sul traguardo del mio cuore, ultima sua opera che prende spunto dall’ultimo Giro d’Italia seguito come cronista del Corriere, e Versilia Rock City, uno spaccato esilarante della provincia toscana.

  • sandra Reply

    7 gennaio 2014 at 14:02

    Ahahha adesso tutti gli escaaddicted come si usa dire salteranno fuori come pesci dal lago eh. Bella recensione per un libro spettacolare, uno di quelli che sì ti rimette in pace con gli scrittori italiani. I personaggi rimangono nel cuore a lungo, anzi per sempre.
    PS. Spesso nelle recensione l’ho trovato affiancato a Eureka street.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      7 gennaio 2014 at 14:25

      Che se non ricordo male è in epigrafe di “Morte dei marmi”… Eureka Street intendo.
      Ciao, Sandra! Buon anno!
      Eh, sì, Esche addicted fatevi sentire 😉

  • carmillaweirdlove Reply

    7 gennaio 2014 at 18:41

    Reblogged this on carmillaweirdlove.

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