Ivan Baio: spiazzante

Lo scrittore Ivan Baio ci racconta come è nata la sua passione per la scrittura e dove lo ha portato e quali sono state le difficoltà prima di riuscire a pubblicare. 

Ho scritto un racconto dell’orrore a dieci anni. Una tizia conservava il cadavere del marito in frigo e alla fine c’infilava pure quello del gatto. La maestra fece chiamare i miei scandalizzata. Mamma tacque, mio padre mi disse, “scrivi bene”.

A vent’anni avevo scritto un fottio di raccontini, era diventata un’abitudine. Ma volevo diventare un avvocato o un pasticciere “di produzione propria”. La prima per la mia dialettica che a detta dei parenti, tutti, avrebbe fatto di me il nuovo perrymason; la seconda perché sotto casa, in corso Garibaldi a Milano, tale Isaia faceva dei bignè sblabbafluppanti e mi aveva più volte rivelato il suo segreto. Quindi mi buttai a capofitto nel mondo del cortometraggio trascinando in un paio di avventure anche il povero Angelo Orlando Meloni e a breve mi trovai invischiato nella narrativa, a opera dello straordinario Luigi Grazioli (direttore di Nuova Prosa), a cui devo molto. Trovare un interlocutore del suo calibro, per un aspirante scrittore, è tutto. Come muovere il primo vero passo nel mondo degli “adulti”. Dopo il “debutto in società” arriva il primo contratto per un saggio sugli stemmi dei supereroi e a ruota un secondo contratto per un romanzo che avevo appena terminato, questo mai onorato dall’editore. Ho scritto tanti romanzi e li ho sottoposti a tanti editori trovandoli tutti sistematicamente concordi sulla indiscutibile qualità della scrittura, quanto sulla incollocabilità dell’opera. Aggettivo più gettonato: “Spiazzante”. Fortuna che a Pietro Del Vecchio piace essere spiazzato, o non si spiegherebbe perché abbia deciso di pubblicare Cosa vuoi fare da grande.

A giugno 2013 ho messo un bizzarro romanzo d’amore sul blog omonimo farefuorilamedusa.com, pubblicandone, a titolo gratuito, un capitolo a settimana. Grazie ai commenti ho potuto avere un contatto diretto con i tanto bistrattati lettori italiani.

Be’… quello che ho scoperto è incredibile: anche a loro piace essere spiazzati!

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