Narrativa in taxi

Narrativa in taxi

Recensioni, reading, bookcrossing… libri ma soprattutto storie da ascoltare e raccontare che viaggino per la città pronte a essere raccolte e pubblicate.  

Ryan Weideman In my taxyCi sono luoghi particolarmente adatti per raccogliere confidenze. Sarà la posizione – stando seduti si è meno sulla difensiva, ci si rilassa – sarà l’ambiente raccolto, ovattato; saranno i finestrini oltre ai quali scorre la città che fanno venire voglia di far scorrere pure i ricordi… fatto sta che sui taxi, di storie, se ne sentono parecchie e chi sta alla guida spesso decide di raccontarle.

Gli aneddoti eccellenti si sprecano. Per esempio quello capitato a Ryan Weideman, negli anni Venti, che quando Hacking-New-Yorkaccompagnò a destinazione un cliente si vide pagare la corsa con una poesia. Il poeta era Allen Ginsberg, il papà della beat generation. E Weideman, avendo il pallino della fotografia, gli scattò una foto mentre gli dedicava quei versi. Fu un’ottima idea da qui nacque il libro fotografico In my taxi che gli fece vincere anche la Guggenheim Fellowship. Nel 1929 Robert Hazard pubblicò Hacking New York, raccontando la sua vita in automobile. È dei giorni nostri, invece, il successo di Martin Edmond che tra i tanti lavori a Sidney ha fatto pure il taxista e si è poi proficuamente dedicato alla scrittura di saggi, romanzi, sceneggiature. Nel 2007 il suo The Zone of the Marvellous gli è valso il neozelandese Copyright Licensing Limited Writer’s Award (premio che oltre agli onori regala pure 35mila dollari).

TouchE sempre nei  taxi fioriscono iniziative libresche dal bookcrossing – prendi il libro sul sedile a patto di lasciarne un altro – alle recensioni (trasmesse su touchscreen montato nel poggiatesta posteriore e qui c’è il mio zampino) fino alle presentazioni in taxi. Merito di Sofia Corben, taxista milanese, autrice di Pxicotaxi e blogger che ha pensato bene di creare il “taxi letterario”. Cioè la sua autovettura ospita uno scrittore che ai passeggeri interessati legge pagine del libro, racconta la storia e qualcosa di sé. Ed è proprio in questa occasione, durate BookCity e sotto a un diluvio torrenziale, che ho intervistato Helfrid Wetwood autore di Muto come un orsetto (qui trovate la recensione). Buon ascolto, anzi, buona corsa!

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0 Commenti

  • Aldo Costa Reply

    15 Gennaio 2015 at 19:13

    Tua figlia è ancora piccola. Aspetta una decina d’anni e poi mi dici cosa si prova a fare la tassista

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