Richard Mason

Il respiro della notte – Richard Mason

Il respiro della notte di Richard Mason ci porta nel cuore della foresta e dell’animo umano: cosa spinge l’essere umano a infrangere le promesse? Cosa ci fa credere di essere superiori agli altri? Ce lo racconta Paola Zoppi nella sua recensione.  

Il respiro della notte - Richard Mason
Autore: Richard Mason
Casa editrice: Codice
467 pagine
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Il respiro della notte ci ricorda che ci sono ere costruite sulla menzogna. Ere in cui ogni porta ha cardini corruttibili. In cui i vizi capitali (per leggerli in chiave cristiana) sono le nostre fondamenta. Dove la vanità è una virtù. Quella attraversata da Piet Barol è una di queste.

È un uomo confuso Piet. Fuggito in un Sudafrica diviso – l’apartheid sta gettando le sue basi per l’avvenire del Paese – insieme con la moglie Stacey, cantante lirica e abile manipolatrice, l’uomo si finge ricco e aristocratico mettendo in piedi una messinscena che presto non è in grado di sostenere.

Piet è infatti affossato dai debiti per colpa dell’illusione – soprattutto di Stacey – di poter vivere ben al di sopra delle proprie disponibilità finanziarie. Decide così di raggirare Percy Shabrill, un uomo spietato con i suoi sottoposti ma che teme terribilmente l’opinione della gente.

Ciò che deve fare Piet? Costruire i mobili con cui arredare la nuova abitazione di Shabrill. Ha quindi bisogno di legname, gratis, visto che non possiede i fondi per acquistarlo. Dove trovarlo? Nella foresta, grazie all’aiuto di Ntsina e Luvo, due xhosa (gruppo etnico di origine bantu, proveniente dall’Africa centrale, presente nella parte sudorientale del Sudafrica ndr). Li ha conosciuti in città, dove la trasgressione e la corruzione sono arrivate al culmine, dove l’alcol ha reso schiavi gli uomini e la menzogna dilaga come un virus potente.

Espropriare i terreni agli indigeni e impossessarsi della materia prima significa però fare i conti con la foresta e tutte le sue leggende. Ma la ricerca di un legno pregiato rappresenta per Piet la svolta: la commessa può rendere centinaia di sterline, nuovi ingaggi da parte di altrettanti uomini facoltosi di Johannesburg, se non fosse che l’uomo è un essere fallibile e come tale tende a commettere ripetutamente passi falsi.

Cosa spinge l’essere umano a infrangere le promesse? Cosa ci fa credere di essere superiori agli altri? La paura, prima di tutto. La paura è una mina nelle mani dell’uomo.

Al centro del romanzo c’è il Respiro della Notte. C’è la foresta. Il polmone di una regione. Una foresta che evoca una spiritualità ancestrale. Intoccabile, venerabile e della quale bisogna avere rispetto. Ai confini della foresta sorge un villaggio, i suoi abitanti – attorno ai quali Mason costruisce il fulcro della storia – temono il bosco, vi si recano solo per venerare gli Antenati, che si dice vivessero negli alberi.

La paura è ovunque: nelle credenze xhosa; nel disegno folle di Piet Barol e nella superficialità di sua moglie; nell’immagine distorta di Percy Shabrill; nell’ingenuità di Luvo e nell’impazienza di Ntsina. Il “gioco” di Richard Mason è abile. La sua scrittura uno schiaffo sonoro in piena guancia. In un vorticoso susseguirsi di eventi, un domino tragico districa i nodi. Come possiamo sfuggire a un destino già scritto, quando tutti i segnali che la Natura ci invia, non promettono niente di buono?

La narrazione di Richard Mason ci fa riflettere. Siamo un granello in un ingranaggio molto più grande e sconosciuto? Offendere la Natura consente a essa di rivoltarsi contro l’uomo? Mason, nel romanzo, la definisce vendicativa, quando in realtà resta a guardare ciò che l’uomo è in grado di fare da solo.

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