Vivere di scrittura grazie al self publishing

Self publishing – vivere di scrittura è possibile?

In rete alcuni promettono agli autori guadagni facili e costanti grazie al self publishing. È proprio vero?

Del self publishing ho parlato più volte. Ne penso bene. Non è la panacea e se fare l’editore è complicato, fare l’editore di se stessi è una vera impresa. Ma se hai una community interessata ai tuoi contenuti, è un modo per mettersi in gioco. E, soprattutto, per provare a farsi leggere (e notare dagli editori).

Giorni fa, però, mi sono imbattuta nel video di Tizio che dice cose del tipo: “Scrivi? Be’ sappi che sei nell’era dell’oro. L’editoria è al tramonto! Ma tu, sì tu, puoi vivere di scrittura e guadagnare un sacco di soldi!”

Inutile dire che mi sono incuriosita. Dopodiché mi sono iscritta, ho ricevuto un ebook e ho cercato di capire di che cosa si trattasse. Ho poi scoperto che di Tizi entusiasti, in rete, se ne trovano parecchi, alcuni si fanno chiamare agenti letterari digitali, e tutti hanno in comune una cosa: si fanno pagare per aiutare gli autori ad auto-pubblicare.

Fin qui, no, non c’è nulla di male. Il self publishing è un percorso accidentato e i collaboratori servono ma si può dire che basti piazzare un testo in una o più piattaforme per fare soldi e viverci?

L’assunto base di Tizio è il seguente: si legge sempre di meno, si stampano più libri ma meno copie, i margini degli editori sono bassissimi. Perciò ci sono pochi fondi da investire nella comunicazione. Gli autori incassano pochissimo (il 5/7% del prezzo di copertina) e vendere 1000 copie è una impresa. L’editoria è superata e il futuro saranno gli ebook.

I pro del self publishing (con i piedi per terra)

 C’è però una soluzione ed è il self publishing, ovviamente. È insomma il momento giusto per fare da sé.

  • I guadagni sono 10 volte superiori rispetto all’editoria. Certo, se vendi, altrimenti prendi 10 volte niente.
  • Controlli le vendite in tempo reale. Anche in editoria è possibile, molti editori grazie a Nielsen conoscono nel dettaglio i dati di vendita settimana per settimana. Gli autori vengono informati da contratto una volta l’anno tramite i rendiconti.
  • Puoi modificare in tempo reale il testo e il formato del libro. Sì, questo è comodo purtroppo in editoria tocca aspettare la successiva ristampa, se mai ci sarà.
  • È possibile togliere il libro dal mercato in ogni momento. Questa sì è una cosa importante (soprattutto se arriva un editore interessato a pubblicato).
  • Si può variare il prezzo quanto e quando si vuole. Diciamo più che altro che si può abbassare il prezzo e magari portarlo a zero per scalare le classifiche (e guadagnare di conseguenza)
  • Un autore può pubblicare ciò che vuole. Il filtro dell’editore non è un tappo alla creatività ma, dovrebbe impedire ai brutti libri di arrivare sugli scaffali. E alle volte ci riesce.
  • L’autore mantiene il possesso dei diritti di commercializzazione dell’opera. Una ottima cosa ma se il libro è brutto e non vende, mantieni il possesso di niente!

Cosa significa affrontare un self publishing?  

Il problema con il self publishing è che tutto ciò che normalmente compete un editore è sulle spalle dell’autore. Correzione, editing, grafica, impaginazione, comunicazione e promozione. Quindi i casi sono due: o si fa tutto da soli (rischiando di fare male, quindi di perdere del gran tempo), oppure si chiede aiuto a dei professionisti.

Prendiamo per comodità un libro di 200 pagine/cartelle e facciamo un po’ di conti.

I costi di un self publishing professionale

Una cover fatta da uno che ha una idea di copertine costa circa 150/200 euro perché non si tratta di schiaffare una immagine dentro un foglio elettronico. Una cover andrebbe ragionata. Soprattutto perché su una piattaforma cosa vedo? Delle copertine affiancate, e non c’è una pecetta “libro editore” né una “libro self”. Vincono semplicemente le immagini che funzionano di più.

La correzione bozze? 200 euro. Meno di 1 euro a cartella è sottopagata e chi si fa sottopagare o è alle primissime armi o lavorerà male e in fretta (altrimenti lavora in perdita). E farsi correggere un libro da un pessimo correttore di bozze vi costringerà a rifare il lavoro (i lettori che si lamentano degli errori sono una piaga).

Un editing può variare dai 3 ai 6 euro a cartella (dopo a mio avviso entriamo nel ghostwriting che, in realtà, costa ben di più…) quindi si passa da un minimo di 600 euro a un massimo di 1200. Un editor che si fa pagare poco… vale il discorso di sempre: se i prezzi sono troppo bassi di solito perdete in qualità del lavoro.

Impaginazione: un minimo di 50/100 euro. E non c’è solo la questione ebook (quelli non giustificati per esempio io li trovo orribili). Qui il punto fondamentale è il file per il cartaceo: testi con corpo carattere 10, illeggibili, con parole che svolazzano in pagine vuote… le brutture si sprecano.

Promozione: c’è chi vuol fare le cose in grande e chiede il sostegno di una agenzia di comunicazione che per meno di 1000/2000 euro non si alza neppure dal letto.

Facciamo i grandiosi e prendiamo il pacchetto completo: il risultato è una spesa che si aggira intorno ai 2000 euro. Ma non importa Tizio vi ricorda che voi diventerete ricchi! Quindi li riprenderete questi soldi. Ovviamente è necessario adoperare il giusto metodo che, manco a dirlo, lui conosce e vi costerà… quanto? 500/1000 euro che si aggiungono ai 2000 euro.

I limiti del self publishing quali sono?  

 Quello che tali agenti letterari digitali si dimenticano di dire.

  1. L’editoria sarà anche vecchia e superata, ma un autore che pubblica con una casa editrice non solo non spende niente ma – se tutto va per il verso giusto – riceve un anticipo per il suo lavoro.
  2. L’ebook non è una cattiva idea ma non è una buona idea come il caro e vecchio libro di carta. Il libro è una invenzione geniale, come la ruota, per batterlo ci vuole ben altro! I lettori scelgono il digitale perché costa meno, perché è pratico, ma la carta – oggi – è la scelta preferita dai lettori. Tant’è che alcuni analisti ritengono che gli ebook potranno crescere di poco, nel tempo.
  3. Terza e più importante considerazione: il vostro libro autopubblicato in libreria non arriverà. Esistono dei servizi che dovrebbero ovviare a questo problema, ma non funzionano granché. E se non sei in libreria, ti perdi una fetta di mercato immensa. Perché i lettori cercano i libri in libreria, prima di tutto, anche se poi magari li comprano on line. Perché i librai non sono propensi ad accogliere presentazioni di libri che poi non possono vendere.

Quest’ultima considerazione è facile da dimostrare. Prendete i nomi civetta che Tizio e affini usano per invogliarvi a scegliere i loro servizi: la James, la Premoli, Lilia Carlota Lorenzo… Sono autori che con il selfpublishing hanno ottenuto ottimi risultati di vendita ma che sono poi tornati all’editoria tradizionale. Perché? Per arrivare in libreria, per essere tradotti all’estero, per raggiungere il pubblico e avere davvero successo. A conti fatti, poi, mancano i dati: quanti dei 27/28mila cristiani che hanno scelto il self publishing hanno davvero avito successo, vendono e vivono grazie alla scrittura?

Self o non self publishing?

Io posso dirvi che in questi anni di lavoro di autori che hanno autopubblicato con buoni risultati ne ho incontrati. E hanno tutti delle caratteristiche in comune.

  1. Il self publishing è un lavoro cui si dedicano tutti i giorni.
  2. Sono dei maghi della comunicazione. Hanno saputo costruire una community interessata ai loro contenuti. Oppure hanno creato una rete sul territorio – nelle scuole, nelle università – e lì vanno a presentare i propri libri.
  3. Hanno scritto buone cose.

Quindi, non vi fate abbindolare da chi vi promette soldini facili soprattutto se per farli dovete spenderne un bel po’. Nel dubbio ripassate l’adagio di Warren Buffett: “La prima regola è non perdere i soldi. La seconda regola è non dimenticare la prima”.

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