Valentino Zeichen – Le poesie più belle

 Valentino Zeichen – Le poesie più belle

Valentino Zeichen per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli che oggi combatte contro la deprivazione esistenziale.

Valentino Zeichen - Le poesie più belle - Fazi Editore
Autore: Valentino Zeichen
Casa editrice: Fazi Editore
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Artisti

Più che la poesia e le subdole manovre
degli addetti alle poetiche
per spartirsele, io amo
fare vita d’artista.

Aveva ragione il libraio di Parma a dirmi di leggere Valentino Zeichen, gli ho dato retta. Sono un po’ meno ignorante stamattina. C’è molto di inutile in questi versi e pertanto di alto, necessario e sconcertante. “Io amo fare vita” poteva bastare, perché è un monito in questa attuale deprivazione esistenziale.

“Fare vita”, vivere, stare negli istanti. Produrre esperienze, reali e immaginarie. Che poi siano un/una artista o l’insegnante, l’impiegato o la barista a creare mondi, è poco importante.

Le vite vissute e non scritte, non fotografate, non svendute, sono il vero tesoro prezioso da custodire.

Il “fare vita” è la vera poetica assente del nostro momento storico. Si sente dalle nostre scritture, dai pensieri espressi, dall’attenzione che abbiamo nei confronti delle altre creature umane, dal riciclo continuo di storie e idee altrui. Ci serve esistere e fare esperienza, che sia nascosta e privata, per poter inventare.

Il poeta Zeichen ama fare vita d’artista, ed è per questo che incontra le immagini e le parole per raccontarci il visibile, lasciando sullo sfondo i subdoli manovratori occulti. Attingendo al suo immaginario produce complessità e avvertenze salvifiche. Come questa:

Gli amori perduti evocano/ gli ombrelli dimenticati,/ ma dove? Sarebbe struggente/ ricordarsene sotto queste/ piogge incessanti.

Vivere è anche bagnarsi sotto la pioggia, lasciando tutti gli ombrelli perduti al loro destino.

Valentino Zeichen, Le poesie più belle, Fazi Editore, l’ho acquistato alla libreria Diari di Bordo di Parma, da Alice Pisu e Antonello Saiz.

Poeta e scrittore italiano (Fiume 1938 – Roma 2016). Intellettuale tra i più originali del panorama contemporaneo, ha esordito con la raccolta poetica Area di rigore (1974), cui hanno fatto seguito tra le altre Pagine di gloria (1983) e Gibilterra (1991), che lo hanno consacrato come uno dei poeti di spicco della nuova Scuola romana. Muovendosi tra avanguardia e tradizione, Zeichen è autore di versi (raccolti nel 2004 nel volume Poesie 1963-2003) in cui fermentano eterogenei campi di forze, e in cui il testo si fa voce dissonante contro i vezzi e le ambizioni della  modernità; la stessa tempra polemica anima i testi in prosa, dal romanzo Tana per tutti (1983) ai volumi Neomarziale (2006), Aforismi d’autunno (2010), Il testamento di Anita Garibaldi (2011), fino al più recente La sumera (2015), opera narrativa in cui Zeichen tratteggia con sguardo disincantato un universo umano dall’interiorità precaria e dalle molteplici nevrosi. Nel 2017 è stata pubblicata postuma sotto il titolo Le poesie più belle una scelta antologica dei suoi versi. La bio è tratta dall’enciclopedia Treccani.

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