Homo Deus – Yuval Noah Harari
Autore: Yuval Noah Harari
Traduzione di Marco Piani
Casa editrice: Bompiani
672 pagine
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Homo Deus – Yuval Noah Harari

Oggi non abbiamo meno paura di morire per le pestilenze e in effetti Ebola e SARS non sono nulla al confronto della peste. Non abbiamo pura di morire di fame e le carestie, se vogliamo, sono nella maggior parte dei casi “politiche” politiche non semplicemente dovute al clima o ai cataclismi. Le guerre ci sono ma anche queste hanno assunto forme ben diverse. C’è insomma più probabilità di morire per sovra nutrizione e per l’eccesso di zuccheri che per il contrario… perlomeno da questa parte del globo.

Da qualche decennio siamo riusciti a tenere sotto controllo carestie, pestilenze e guerre. Di sicuro Di sicuro questi problemi non hanno ancora trovato una soluzione definitiva, ma da incomprensibili e incontrollabili forze della natura sono stati trasformati in sfide che possono essere affrontate.

 Dobbiamo però prepararci a minacce ben diverse, perché diversi sono i rischi che incombono sul nostro domani. Miglioriamo, progrediamo. Abbiamo tecnologia, intelligenza artificiale, robotica, ingegneria genetica… Non inseguiamo semplicemente la felicità, crediamo di avere il diritto alla felicità; vogliamo essere immortali; di più: vogliamo essere divini! Sembra insomma che l’essere umano aspiri a trasformarsi da Homo Sapiens in Homo Deus. Ma qual è il prezzo?

Harari per darci delle risposte e per proiettare nel nostro immaginario qualche incubo sul futuro, fa una bella camminata nel passato e ci racconta l’uomo e la sua evoluzione, e soprattutto l’evoluzione della conoscenza. Si passa così dall’antico Egitto ai giorni nostri, osservando le tappe che hanno segnato l’evoluzione della nostra specie: l’uomo che diventa stanziale e usa gli altri animali per i propri scopi e bisogni. L’uomo che domina i propri simili, l’uomo che cerca di dominare il reale attraverso la narrazione della realtà.

Che cosa accadrà alla società, alla politica e alla vita quotidiana quando algoritmi non coscienti ma dotati di grande intelligenza ci conosceranno più a fondo di quanto noi conosciamo noi stessi?

Oggi dobbiamo soprattutto ragionare sugli algoritmi. Un algoritmo non è un semplice metodo di calcolo ma è uno strumento per prendere decisioni, risolvere problemi e svolgere determinate funzioni. Il guaio è che gli algoritmi moderni funzionano attraverso pensieri, sensazioni ed emozioni e attraverso questi controllano la realtà, gli esseri animali e anche gli esseri umani.

Siamo, secondo questo giovane storico, nell’era del datismo. Cioè quella in cui il dato è al centro del nostro mondo. Il guaio è che l’essere umano non è in grado di gestire i massicci flussi di dati e non è neppure infallibile (né instancabile). Mentre la macchina sì. L’uomo ha una coscienza, la macchina no. Ma cosa conta di più nell’era del datismo: l’intelligenza o la coscienza?

Questo significa che stiamo costruendo una società in cui la nostra esperienza e le nostre riflessioni diverranno del tutto superflue. In cui l’essere umano diventerà superfluo. Si legge come un thriller ma è la realtà.

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