Il giro del mondo in bicicletta

La mattina del 13 gennaio 1895, una folla trepidante, resa euforica dall’aspettativa, fiancheggiava le strade di Marsiglia per assistere all’arrivo di una giovane, coraggiosa americana di poco più di vent’anni. Mentre la ciclista, minuta e con i capelli scuri, faceva il suo ingresso in città pedalando con una sola gamba – l’altro piede era avvolto nelle bende e adagiato sul manubrio – la bandiera a stelle e strisce sventolava nella brezza da un sostegno improvvisato sul telaio della sua bici. Si levò un grido di gioia e la gente si sbracciò e urlò al suo passaggio. Vestita con un completo da corsa maschile, e in sella a una bicicletta da uomo, era accompagnata da diversi ciclisti marsigliesi che avevano pedalato con lei dal villaggio di Saint Louis. Il gruppo proseguì fino alla Brasserie Noailles, dove il circolo di ciclismo locale, il Cyclophile Marseille, diede un pranzo di gala in suo onore. Reduce da festeggiamenti di diverse settimane a Parigi, questa giovane aveva affrontato le intemperie, i rigori dell’inverno e la neve per raggiungere la costa meridionale della Francia.
Annie Londonderry era già famosa quando arrivò a Marsiglia. La stampa francese aveva scritto di lei profusamente sin dal suo arrivo nel paese, al porto settentrionale di Le Havre, il 3 dicembre 1894. Erano passati ormai sette mesi da quando era partita da Boston nell’audace tentativo di divenire la prima donna a fare il giro del globo in bicicletta e, com’era stato ampiamente riportato dai cronisti, con lo scopo di vincere una straordinaria scommessa dalla posta molto alta tra due ricchi uomini d’affari bostoniani.
Una volta giunta a Marsiglia, Miss Londonderry dedicò le sue attenzioni alla popolazione del luogo. Donò a una clinica per l’infanzia diversi pezzi di gioielleria che aveva acquistato a Parigi. Gli ammiratori le inviarono innumerevoli lettere all’Hôtel de Provence, dove soggiornava. Impossibilitata a rispondere a tutti, fissò degli orari di visita, pubblicati nei giornali locali, in cui sarebbe stato possibile incontrarla. In quelle occasioni vendeva le sue foto autografate, per contribuire a sostenere le spese del viaggio. Divenne una vista familiare, seppur bizzarra, sulla Canebière: andava avanti e indietro sul boulevard, con la bici e gli indumenti decorati da nastri pubblicitari, e distribuiva volantini che promuovevano gli articoli del produttore di profumo Lorenzy-Palanca e della cooperativa casearia di Alpes-Bernoises.

Il giro del mondo in bicicletta, Peter Zheutlin, traduzione di Veronica La Peccerella, Elliot, p. 330 (17,50 euro)

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2 Commenti

  • Daniele Reply

    5 febbraio 2012 at 10:11

    Interessante questo libro! Prossimo acquisto. I libri sul XIX secolo sono i miei preferiti 🙂

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      5 febbraio 2012 at 12:30

      Quando una storia è fatta per essere raccontata… serve solo qualcuno che lo faccia! Buona lettura, Daniele 😉

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