Il trasloco

Milan trovò un breve film allegato a un messaggio vuoto, la prima notte che lui e Mara trascorsero nella nuova casa.
I vecchi mobili, sistemati nell’ambiente ancora estraneo, piuttosto che rassicurarlo gli procuravano un senso leggero di disorientamento, al quale tentava di sottrarsi concentrandosi sul lavoro di riordino e pulizia di ogni stanza. Saliva le scale per il piano di sopra col pretesto di portare una sedia nello studio e, dopo un attimo, tornava sui propri passi per spostare una poltrona nella sala; usciva dalla porta principale trafelato, per rientrare in capo a poco da quella sul retro dopo aver gettato nel cassone dei rifiuti i materiali per l’imballaggio di un pensile. Continuava a muoversi spaesato, da una camera all’altra, in cerca di un luogo, tra le mura domestiche, che lo facesse sentire di nuovo a casa. E in ogni spostamento, ad ogni passo, era seguito dappresso dal cane, che pareva preso dalla stessa urgenza, dallo stesso bisogno di ritrovarsi, e cercava il proprio posto nella nuova abitazione occupando con il corpo massiccio, di volta in volta, il cartone appiattito di una scatola, il vecchio tappeto piegato, l’ombra del tavolo sul quale ora Milan posava i gomiti dopo aver avviato il vecchio portatile.
Avevano deciso di risolvere il problema del trasloco contattando una ditta specializzata, dopo una breve discussione durante la quale Mara si era mostrata contraria a mettere le proprie cose nelle mani di estranei, mentre lui, Milan, faceva presenti le difficoltà che avrebbero incontrato nel compiere da soli, senza un aiuto, quella che gli pareva un’impresa impossibile. Aveva insistito dunque perché si risolvesse anche lei ad affidare il lavoro ad altri, lasciando a gente del mestiere un’incombenza che non si sentiva di affrontare.
Mara riprendeva dopo un attimo, come non avesse sentito. Non le andava, si ostinava a ripetere, che la loro intimità fosse violata in questo modo, e nel pronunciare la parola ne scandiva le sillabe, come a sottolinearne il senso.
L’aveva spuntata Milan, infine, con una piccola concessione: si sarebbero preoccupati di imballare e trasportare personalmente, da una casa all’altra, tutto ciò che lei avesse ritenuto assolutamente necessario sottrarre agli sguardi indiscreti degli addetti al trasloco. Aveva quindi chiamato il numero della ditta consigliata qualche giorno prima dall’agente immobiliare, e aveva preso  accordi con una donna dalla voce scura, che il mercoledì seguente avrebbe mandato da loro il capo della squadra, per un sopralluogo.

Il trasloco, Leonardo Casula, Fandango Libri, p. 282 (18 euro)

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