Mi chiamo Chuck. Ho diciassette anni e, stando a Wikipedia, soffro di un disturbo ossessivo-compulsivo

Lo scorso anno mi sono fatto esattamente 273 pippe. Questo fa una media di 5,25 alla settimana e di 0,75 al giorno. Non so cos’è che mi impressiona di più: il fatto che mi spari così tante pippe o che ne abbia tenuto il conto per tutto l’anno. Però è vero, ho segnato il numero su una pila sempre più alta di post-it nascosta nel comodino. Fatti una pippa, prendi nota, vai a nanna. La routine.
Il problema è che la routine occupa una buona parte della mia vita. Ok, va bene, forse routinenon è la parola esatta. Adesso conosco la parola giusta, ma all’inizio non era così. Più o meno è successo questo: il primo gennaio dello scorso anno mi sono sparato una pippa. Per qualche ignota e inspiegabile ragione, ho pensato: Chissà quante me ne sparo in un annoCerto, il pensiero normale per un tipico adolescente arrapato avrebbe dovuto essere: Se mi trovo una ragazza, non sarò costretto a spararmi tutte queste pippe. Ma chissà perché non è stato il primo pensiero che mi è saltato in testa.
Il mio problema però non risale tanto al primo gennaio, quanto al giorno successivo, quando mi sono sparato un’altra pippa, e ne ho di nuovo preso nota. Una volta che attacco a fare qualcosa, poco importa quanto sia scema, non riesco a fermarmi. Diventa un pensiero fisso. Ho provato a smettere di contare le pippe a metà marzo ma non potevo addormentarmi in quello stato post-pippa e pre-appunto. Perché non continuare a tenerne il conto? Sei già arrivato fin qui! Allora prendevo nota, mi sentivo meglio e mi alzavo per andare a fare la pipì. Vado un sacco di volte a fare la pipì.
La cosa stramba di tutte le mie routine è che in realtà so benissimo quanto siano assurde. Non è normale alzarsi quindici volte per andare a pisciare prima di dormire. So di essere appena tornato dal bagno, quindi è impossibile che nella vescica ci sia ancora qualche goccia di pipì. Non bagnerò il letto: tutto filerà liscio. Poi però comincio a pensarci finché non diventa più forte di me: salto giù dal letto e corro in bagno. È come quando ti metti a pensare di deglutire o di respirare o di battere le ciglia. Ecco che non riesci più a levartelo dalla testa. Ma alla fine ti passa di mente. Lo stesso vale per le mie pisciate, solo che non me lo levo dalla testa e succede ogni santa notte. Quindi faccio la pipì di continuo.
Ho qualche altra routine. Le piastre elettriche della cucina… Ah be’, le piastre sono un incubo, cazzarola. Se non le controllo, mi convinco che la casa andrà a fuoco. Con dentro me, mia sorella e i miei genitori. Quando sono accese, c’è una lucina rossa che ti avverte. E se la lucina si rompesse? Ci sono quattro piastre: in teoria potresti passare lì davanti e non renderti conto che una è ancora accesa. Poi, diciamo che un canovaccio cade dalla maniglia del frigo – ok, il frigo è dall’altra parte della cucina, ma è solo per dire –, finisce sulla piastra, s’incendia e tutta la famiglia Taylor crepa in un orrendo incidente causato dalle piastre rimaste accese… Questo pensiero mi dà il tormento. Quindi controllo le piastre e le manopole di continuo. Più volte al giorno. E i miei genitori quasi non le usano! Io mi masturbo più di quanto loro non cucinino!

Mi chiamo Chuck. Ho diciassette anni e, stando a Wikipedia, soffro di un disturbo ossessivo-compulsivo, Aaron Karo Traduzione di Marco Rossari, Giunti, p. 288 (12 euro)

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7 Commenti

  • Tales Teller Reply

    28 aprile 2012 at 13:00

    273? Dilettante!

    Per tacer del numero di fobie, compulsioni e nevrosi …

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      28 aprile 2012 at 18:04

      Io un conteggio (delle fobie, compulsioni e nevrosi) a sto punto lo pretendo… 😉

      • Tales Teller Reply

        28 aprile 2012 at 19:25

        Ok, ci sto!
        Per la fine della settimana vedo di stilare l’elenco, caso mai mi passasse di mente … pungolami con apposito bastone puntuto.

      • Tales Teller Reply

        4 maggio 2012 at 18:06

        Un po’ in ritardo ma ci sono.

        – – – – – – – – – – Fobie – – – – – – – – – –

        1. Tanatofobia (paura della morte). Si manifesta con un notevole disagio anche solo nelle vicinanze di un cimitero, con l’impossibilità di assistere ad un funerale, con difficoltà (od impossibilità) al prendere sonno se mi capitano i pensieri sbagliati mentre sto coricandomi. Fatico a guardare foto e/o riprese che ritraggano persone decedute se nel farlo mi sovviene il pensiero che lo siano.

        2. Acrofobia (paura dell’altezza). Un balcone al terzo/quarto piano mi causa problemi, le scale in griglia metallica (o peggio in plexiglas) possono essere un ostacolo insormontabile.

        3. Paura dell’Ignoto. Non conosco il termine tecnico per indicarla. Un esempio di quello che voglio intendere è l’impossibilità di nuotare dove il fondale è profondo e l’acqua scura. Il non sapere cosa ci sia sotto di me mi atterrisce.

        4. Debolezza di stomaco. Ricordo di aver letto la definizione della “paura delle cose schifose”, non ne ricordo il nome.

        5. Una forma di Omatofobia (Paura degli occhi) limitata solo (e per fortuna) alla loro manipolazione e/o danneggiamento. Dopo anni di esercizio riesco a rimanere nella stessa stanza di una persona che stia mettendosi o togliendosi le lenti a contatto. Nella stessa stanza, ma senza guardarlo.

        – – – – – – – – – – Nevrosi & Co. – – – – – – – – – –

        1. Detesto le cose asimmetriche.

        2. Evito di lasciare il volume dello stereo su numeri che non mi stiano simpatici. Quindi a 10 va bene, a 12 va bene, a 15 va bene ma a 13,14 o 16 no.

        3. Sono un feticista delle mie cose, anche se sono vecchie e lise non riesco a buttarle. Ho scatole piene di un’infinita serie di oggetti inutili, riuniti in una sorta di collezione di cui non riesco a disfarmi. E con “oggetti inutili” intendo cose come: uno scontrino della spesa, una fascetta con la data di scadenza di un prodotto in data 10/10/10, un coltello di cui mi si è spezzata la lama, il biglietto con il numero della coda della posta. Questo non significa che tenga da parte tutti gli scontrini, ma alcuni, per un motivo che ancora non ho compreso, non riesco a buttarli via.

        Sono sicuro di aver dimenticato più di qualche cosa in questo elenco, ma direi che rende abbastanza l’idea generale.

      • Chiara Beretta Mazzotta Reply

        6 maggio 2012 at 15:23

        Mi ero persa questa risposta, mi ero persa!
        Alcuni direbbero che sei un dilettante, altri che non ti fai mancare nulla (la mania degli elenchi potrebbe essere in elenco?). Posso solo assicurarti che sei in grande compagnia (i miei tre anni di tirocinio mi hanno spinta oltre i meri riferimenti personali).
        Come dice la grande de Fernex nella Maschera Neutra “Osservando i pazienti, mi era chiaro che a rendere gli uomini uno diverso dall’altro non sono le regole di normalità che adottiamo, bensì il grado di follia. Che la follia non è alienazione ma apertura verso qualcosa di più grande, in direzione di un disordine insito nella nostra anima, incomprensibile all’ordine razionale con cui pensiamo di poterci conoscere”.
        Alla prossima (follia)…

  • ILARIA PEDRA Reply

    29 aprile 2012 at 22:43

    ho l’impressione che sia il classico romanzo pompato dalla critica, costruito a tavolino dagli aditori. Sono capitata qui per caso, poi ho realizzato che Chiara Beretta Mazzotta ha una rubrica di libri su 105! baci

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      30 aprile 2012 at 12:20

      Ciao Ilaria, io l’ho trovato spiritoso (anche se il tema, è serio assai). Sai che non lo so se è stato pompato dalla critica? A me è capitato di leggere l’incipit e mi sono incuriosita…
      Sono felice che tu sia passata da queste parti. E sì, la rubrica c’era, ma per ora è “in sospeso”, vedremo. Alla prossima!

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