Colloqui di lavoro, lavoro precario e a tempo… eterno!

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Papà mi presti i soldi che devo lavorare#VOLTAPAGINA
Papà mi presti i soldi che devo lavorare?, Alessia Bottone, Kowalski, p. 137 (13 euro) ebook (9,90 euro)
Il sottotitolo di questo manuale di sopravvivenza alla ricerca di un lavoro è: “Avventure e disavventure di una precaria a tempo indeterminato”. Non c’è da ridere, perché le deliranti richieste dell’ipotetico datore di lavoro durante un colloquio mettono davvero i brividi. La prima parte di questo libro è infatti una carrellata di colloqui che Alessia Bottone, l’autrice, ha realmente sostenuto. Con frasi tipo “è troppo preparata, troppo determinata, obbedirà? (Manco fosse un cane!) lavora solo per il denaro? Lei ha viaggiato troppo…” Colloqui seguiti da piccole esperienze di lavoro (assunzioni fantasma comprese), tutte a breve termine, ovvio, ché oggi non si lavora, al massimo si gioca ai precari seriali. Ma chi scrive ha tanta pazienza e una scorta di ottimismo, infatti dice: “In fondo mi sento di dire grazie alla crisi che, se da una parte mi ha reso una quasi trentenne ansiosa e frustrata, dall’altra mi ha regalato la possibilità di dedicarmi a ciò che amo davvero.” Da leggere, non certo per il mal comune mezzo gaudio, ma per capire come gira il mondo del lavoro oggi. (E speriamo non domani). In bocca al lupo, Alessia!

#DAGUSTAREmia-moglie
Mia moglie e io, Alessandro Garigliano, LiberAria, p. 230 (16,50 euro) ebook (7,99 euro)
Prendete una coppia (senza nome né cognome). Lui è un prigioniero del tempo libero, un disoccupato alle prese con una “depressione aggraziata” come la definisce, una rassegnazione impotente perché c’è la crisi mentre il lavoro manca e le soddisfazioni latitano. L’unica grottesca boccata d’aria? Un progetto curioso, nato una sera guardando CSI: interpretare cadaveri, morti di morte violenta. Sì, perché lui e la moglie trasformano la casa in un set, ricostruisco scene del crimine a partire dai corpi coinvolti e le riprendono. Nulla è lasciato al caso e questo hobby, chiamiamolo così, pare il frutto di una ossessione compulsiva. Ma c’è anche la vita. Ed ecco i lavori, precari e seriali cui si sottopone il protagonista (carpentiere, impiegato in un ufficio di orientamento per il lavoro, libraio). E poi c’è l’amore che lega questa coppia, la quotidianità e c’è la moglie, una maestra di scuola elementare (precaria, ovviamente anche lei) che insegna pure a sopravvivere. Per chi, suo malgrado, vive alla giornata e combatte contro il vuoto che avanza, ovvero la mancanza di lavoro e realizzazione. (Divagazione estetica: la copertina è deliziosa!)

Lezioni in Paradiso#BELLISSIMI
Lezioni in Paradiso, Fabio Bartolomei, edizioni e/o, p. 143 (15 euro) ebook (9,90 euro)
La protagonista di questa storia si chiama Costanza (nome assai adatto!) ed è una trentenne come tante. Una precaria come tanti. Una di quei tanti studenti che dopo la laurea, per anni, è andata a caccia di un impiego. Solo che Costanza adesso è morta. E la cosa curiosa è che non appena succede, le fanno uno strano colloquio di lavoro, sì di lavoro, e le propongono, udite udite, un impiego a tempo indeterminato… un lavoro per l’eternità, in realtà! “A saperlo sarebbe morta prima”! Costanza infatti dovrà fare la custode, l’angelo custode. Solo che le capita in sorte Goffredo, quarantacinquenne imbroglione, un viscido, certo uno che non se la passa proprio bene e forse più che squallido, in realtà, è solo disperato. E Costanza, fedele al suo nome, lavora e sgobba per il suo “diletto”, cioè non si arrende, non fa come gli altri angeli il minimo sindacale, lei ce la mette tutta per rimediare. Causando non pochi guai… Ed è così che realizza che pure in Paradiso le cose non vanno granché bene, cioè ci sono i raccomandati, le carogne, gli angeli parlano alle spalle del Capo, e pure gli scioperi! Dopo libri molto terreni, Bartolomei si spinge fino al cielo dove l’aria è rarefatta, le trame pure ma le parole, poche e scelte con cura, splendono come stelle. Per tutti quelli che non smettono mai di provarci ma, oltre a sperare, fanno eccome se fanno!

2 Commenti

  • sandraellery Reply

    24 novembre 2014 at 14:21

    Il lavoro mancante unisce le tre storie, che immagino diversissime ma con una base comune. Sembrano belli tutti. Anch’io sto scrivendo una cosa di una disoccupata perchè il proprietario del negozio dove lavora(va) è schiattato con un pugnale, insomma sì, l’hanno fatto fuori e tocca a lei scovare il cadavere. Ops. scusa l’autoreferenzialità spinta. Sia mai che un editore passi di qui e s’innamori del soggetto 😀

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      24 novembre 2014 at 15:27

      No, no, no, qui si parla di storie da leggere, da scrivere… da sponsorizzare! Va benone 😉
      Buon lavoro!

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