Libri a Colacione 25 aprile 2015

I consigli da leggere di Tutto Esaurito su Radio 105! Un uomo temporaneo di Simone Perotti, Due gradi e mezzo di separazione di Domitilla Ferrari, Reykjavík Café di Sólveig Jónsdóttir (traduzione di Silvia Cosimini).

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VOLTAPAGINAUn uomo temporaneo, Simone Perotti,
Un uomo temporaneo, Simone Perotti, Frassinelli, p. 314 (18 euro) ebook (9,99 euro)
“Se c’è qualcosa che disorienta, è non sapere dove andare. È molto peggio di non avere niente da dire, o non riuscire a pensare, o di non capire quando gli altri parlano. In qualunque caso si può simulare, tranne quando si tratta dei luoghi. Un uomo, in ogni condizione, deve potersi mettere in un angolo con la certezza che è il suo, almeno per un po’ o che nessuno lo manderò via da lì. Tutto il resto viene dopo.” E per Gregorio il luogo è l’ufficio di una grande multinazionale: questo è stato il posto in cui andare, per anni.

Peccato che un giorno, sulla sua scrivania, insieme con la solita corrispondenza trovi anche una lettera: sono dei richiami per dei fantomatici ritardi, per questo motivo è sospeso per qualche giorno. Al suo ritorno, però, nell’ufficio manca qualcosa: la sedia, tanto per cominciare, la sua sedia e pure la scrivania. Sorprendentemente, però, Gregorio non fa picchetti, non si lamenta, non va dai sindacati, non alza la voce… Gregorio non fa, Gregorio ascolta. Cioè comincia a bighellonare per l’azienda e a fare domande alle persone, tenta di capire. Per tutte le persone che non hanno un lavoro, per quelle che – anche se ce l’hanno – non sono rispettate sul luogo di lavoro.

Due gradi e mezzo di separazione, Domitilla FerrariDA GUSTARE
Due gradi e mezzo di separazione, Domitilla Ferrari, Sperling & Kupfer, p. 179 (17 euro) ebook (8,99 euro)
Conoscete la teoria dei sei gradi e mezzo di separazione? Tra voi e qualsiasi individuo sulla terra ci sono sei passaggi, sei persone. Questo prima dell’avvento della tecnologia e della rete. Grazie alla tecnologia le reti sociali si sono modificate e i gradi di separazione sono diminuiti.

Dobbiamo cominciare a pensare ai social network come a una occasione per arricchire il nostro capitale sociale. E per capitale sociale pensate all’insieme delle risorse di cui disponiamo grazie alle nostre relazioni. I consigli, le informazioni, i contenuti su cui possiamo contare grazie alle persone che conosciamo e frequentiamo. Il nostro compito è selezionare al meglio le “voci” di cui fidarci e avviare l’economia del dono: cioè un prezioso scambio di sapere per cui io do a te quello che so e tu dai a me quello che sai.

“Fare network non serve per fare carriera, cambiare casa, trovare l’anima gemella o cogliere nuove opportunità di business: serve per avere una vita più interessante, a soddisfare i tuoi bisogni… e quindi anche e per fare carriera, cambiare casa, trovare l’anima gemella o cogliere nuove opportunità di business. Sta a te fare l’uso migliore della tua rete. Vivendoci dentro.” Per tutte le persone curiose che vogliono abitare la rete e non esserne manipolati. Per chi vuole fare qualcosa per gli altri oltre che per se stesso.

BELLISSIMIReykjavík Café, Sólveig Jónsdóttir
Reykjavík Café, Sólveig Jónsdóttir, traduzione di Silvia Cosimini, Sonzogno, p. 268 (16 euro) ebook (8,99 euro)
Una fa la cameriera al “Reykjavík Café” e perde tempo in una storia d’amore senza futuro, la seconda fa la commessa in un negozio di taglie forti e viene lasciato dal fidanzato che si è innamorato di un’altra (bruttina per di più), la terza è medico e ha un marito che ha il vizietto di tradirla da dieci anni e l’ultima non riesce a tenere insieme la sua vita e, purtroppo, ha scoperto che l’alcol è un ottimo collante.

Sono Hervör, Karen, Silja e Mía, quattro donne che non si conoscono e non hanno granché in comune eccetto che l’età (sono quasi tutte trentenni) e una discreta passione per il caffè. Ed ecco che i destini di queste quattro creature assai scalcinate si intrecceranno in quest’isola nei pressi del circolo polare artico – siamo in Islanda – soprattutto in un bar, il Reykjavík Café.

Ed è affascinante realizzare quante persone abbiamo vicine, persone con le quali condividiamo le
abitudini e anche tante piccole e grandi infelicità. È una piccola grande sorpresa questa storia che ingrana lenta e poi ti conquista,
L’amica geniale di Elena Ferranteper tutti quelli che, oltre alla felicità, sono alla ricerca di un po’ di calore.

DEDICA LIBRO
Alessandra scrive: “Chiara, scusa, vorrei tanto fare una dedica d’amore ma con tutti i pirla che incontro è impossibile. Allora faccio una dedica alle mie amiche che mi sopportano, isterica, il giorno dopo essere uscita con l’ennesimo pirla. E dedico loro L’amica geniale di Elena Ferrante (edizioni e/o)”.

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9 Commenti

  • sandra Reply

    27 Aprile 2015 at 13:11

    Il terzo è un po’ che lo punto, poi l’avevo dimenticato, grazie per avermelo ricordato così lo metto in nota.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      27 Aprile 2015 at 13:14

      Figurati! Basta superare il problema nomi… e poi è un assaggio di un viaggio in Islanda che vorrei presto fare (quanto mi fa bene cambiare “contesto”, altro che biglietto aereo!) 🙂

      • sandra Reply

        27 Aprile 2015 at 13:40

        Non me lo dire: ho fatto un preventivo on-line per un soggiorno a Reykjavik di una settimana a luglio, (noi amiamo molto il nord, viaggi di nozze in Scandinavia) sistemazine carina ma non lussuosa, ‘na cifra! Cambio di programma e di vacanza, toccherà accontenarsi del libro per ora e organizzarsi in largo anticipo per un biglietto low cost che ora non è + disponibile. Senti fuori tema per fuori tema, ieri abbiamo brindato per il bonifico delle royalties di Ragione e pentimento, che bello quando non devi sollecitare, abbozzare e soprattutto mettere via l’idea di vederli! 😀 😀 😀 😀 😀

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          27 Aprile 2015 at 13:59

          Oh che bella chiusa! Evviva, qualcosa che fila liscio.
          E sì, per adesso anche io mi accontento del libro…

  • Barbara Reply

    27 Aprile 2015 at 15:24

    Io trovo interessante il secondo libro. La teoria dei sei gradi di separazione l’ho scoperta con l’omonimo film del 1993 con un giovanissimo Will Smith. Ed in effetti giusto in questi giorni mi sono chiesta se i social riescono a diminuire la distanza, cioè il numero di gradi, visto che in un attimo possiamo “taggare” personaggi più o meno famosi da ogni parte del mondo. Bisogna anche vedere se siamo effettivamente letti e da chi (se dalla persona o dal suo ufficio stampa). Però l’opportunità di poter colloquiare di svariati interessi a velocità di click è inestimabile senza dubbio.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      27 Aprile 2015 at 15:43

      Qui più che altro si tratta di creare contatti di qualità. E, idealmente, le persone di qualità sono a un passo da noi. Tutte. Anche quelle idealmente più lontane. L’aspetto che mi piace di più è che se dai, ricevi. E se non ricevi? Ha scelto persone sbagliate ma almeno le idee sono circolate.
      (Sei gradi di separazione è un film feticcio! Lo so a memoria 🙂 ) Ciao, Barbara!

      • Barbara Reply

        27 Aprile 2015 at 17:38

        Si, si, ho capito il concetto di contatto di qualità, che poi può generare opportunità ed accrescimento personale, in entrambe le direzioni. Proprio per quello metto il libro nel carrello dei prossimi acquisti. A volte non solo non ricevo, ma parlo da sola. Però mi deprime alquanto l’idea di accumulare amicizie sui social come punti al supermercato 😉 E’ proprio la qualità a far la differenza.

        • Chiara Beretta Mazzotta Reply

          27 Aprile 2015 at 18:23

          (Ho sempre paura di non assomigliare al mio nome… una specie di contrappasso!)
          Anche io temo il morbo dell’accumulatore seriale. E alle volte mi accorg che sì, si ragiona così. Sbagliando ché un po’ è frustrante e pure del tutto sterile.

  • Marco Amato Reply

    27 Aprile 2015 at 18:54

    Sì interessante questo Reykjavík Café. Quattro femmin… Ehm Quattro donne che si incontrano… Carino anche il mini spot di copertina del romanzo, “C’è chi lo vuole macchiato, chi corretto, chi lo vuole a letto”. Chi li scrive certi testi alla Sonzogno? Però efficace…
    Comunque io in Islanda non vado. Troppo freddo e troppa gente. Per uno come me meglio l’isola di Tristan da Cunha.

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