Solo. Disperso in acqua nell’Oceano indiano – Brett Archibald

Solo. Disperso in acqua nell’Oceano indiano – Brett Archibald
Autore: Brett Archibald
Traduzione di Stefano Pila
Casa editrice: Nutrimenti
414 pagine
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Il destino o la (s)fortuna, cosa cambia la nostra vita? Quel che è certo: la differenza, a volte, la fanno solo l’istinto di sopravvivenza e la forza di volontà. Non ci credete?

Brett sta passeggiando sul ponte della Naga Laut, la nave che ha noleggiato insieme con altri otto amici. Stanno navigano nell’Oceano Indiano tra le isole Mentawai, uno dei paradisi del surf. Con la scusa di festeggiare il cinquantesimo compleanno di uno di loro, infatti, hanno organizzato questo viaggio da sogno per chi ama cavalcare le onde.

Più che camminare Brett barcolla, questa sera ha bevuto troppo o forse è stato il cibo, e il maltempo non aiuta. Lo stomaco è in subbuglio e quando si sporge dal parapetto per vomitare non si aspetta certo un violento capogiro. Dopo gli sembra di essere tornato bambino e di fare le capriole, è come starsene dentro una lavatrice.

Quando riapre gli occhi Brett si ritrova in acqua. È notte fonda, il mare è in tempesta, a bordo della Naga Laut tutti stanno dormendo. Sente un rumore assordante e solo dopo qualche secondo realizza che sono le sue urla. Capisce presto, però, che non lo sentirà nessuno e che nuotare dietro alla barca non servirebbe affatto.

Morire da soli abbandonati nelle acque dell’oceano non è una grande prospettiva ma neppure lottare contro i flutti è una cosa da poco. Lasciarsi andare a fondo oppure lottare con tutte le proprie forze? “Nuotare o morire” questa è la realtà. Solo che oltre alla fatica ci sono la fame e il sonno, e le meduse – tante – e gli squali. Il terrore e le allucinazioni.

Sopravvivere senza muta, salvagente, senza un appiglio per 28 ore immersi nell’Oceano Indiano? Possibile? Destino o (s)fortuna questa è la storia, vera, di quel che – nel 2013 – è accaduto a Brett Archibald e come, bracciata dopo bracciata, sia riuscito a sopravvivere.

2 Commenti

  • aldo Reply

    1 agosto 2017 at 15:26

    Che incubo!!! C’è un film, non so se lo hai visto, Open waters si intitola. È una storia molto simile. Una coppia partecipa a un’immersione di gruppo, ma i due si attardano e lo yacht che li ha accompagnati sopra i fondali da visitare non c’è più. I due rimangono soli a lottare contro la disperazione e, naturalmente, gli squali.
    E quel picio di mio Figlio 1 fa surf tutti i giorni da solo in Portogallo. E poi mi chiedono perché dormo male.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      1 agosto 2017 at 16:44

      So bene che Figlio 1 alimenta le tue ansie di continuo 😉
      Diciamogli di non fare immersioni e di non sporgersi dalle barche quando il mare è in tempesta! Comunque il nostro Brett è tra il bionico e il sovrannaturale…

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