Libri a Colacione 2 dicembre 2017

Tornano i Libri a Colacione, la rubrica dei libri di Tutto Esaurito su Radio 105! Ecco i BookBlister consigli della settimana: Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj e La casa dei bambini di Michele Cocchi.


Vuoi ascoltare la puntata? Ecco il podcast!


DAL TUO TERRAZZO SI VEDE CASA MIA
Elvis Malaj, Racconti edizioni, p. 167

Dal tuo Terrazzo Si Vede Casa Mia Elvis Malaj, Racconti edizioni

Un editore che pubblica solo racconti è il trionfo della narrazione sul luogo comune: le storie brevi non si vendono, le storie brevi non piacciono. Ma c’è poi una vera ragione perché i racconti dovrebbero essere meno interessanti di un romanzo? No.

Quando guardava il soffitto Mrika vedeva oltre; vedeva se stessa, pensava a ciò che avrebbe o non avrebbe fatto, progettava i giorni. Quella mattina, però, nel soffitto non riusciva a vedere niente.

In questa raccolta troviamo tredici storie, tredici esistenze che si trovano alle prese con la vita e i suoi sgambetti. Un bambino a un funerale, una donna che si preoccupa per le piante su un terrazzo che non vengono curate, una ragazza in vacanza che pare non aver voglia di vacanza o forse sì… ma anche oggetti – un televisore, un paio di scarpe – che soni i simboli di un inciampo, di uno stallo.

Çoban rimise dentro la borsa il libro che aveva appena tirato fuori, con il treno in movimento non riusciva a leggere, gli procurava vertigini, e la lettura diventava quasi ipnotica. Lui, invece, leggeva per prenderne le distanze.

Storie dai finali sospesi, come spesso ci appare la vita quando è in divenire, che parlano di emarginazione e di ricerca del proprio posto nel mondo. Come fosse semplice starci, nel mondo, soprattutto se si vive in un posto diverso da quello in cui si è nati. Perché sono stranieri i protagonisti di queste storie, quindi in qualche modo “estranei”. E anche “strani” – questa è l’origine antica della parola estraneo – ma strani lo siamo un po’ tutti no? Ed è anche in questo gioco di distanze e vicinanze che il libro ti conquista.

Non c’è cosa peggiore di un personaggio che non vuole saperne di morire, gli faceva venire i nervi.

Questo è un esordio, l’autore ha 27 anni e ci regala una scrittura che sembra scivolare via come un ruscello, fresca, cristallina. Sembra tutto molto semplice nella penna di Malaj; ma a leggere con attenzione la sua voce dimostra cura, precisione: l’autore ha il dono di saper scegliere. Alla fine, raccontare consiste soprattutto nel saper prendere un sacco di decisioni. E Malaj – per la fortuna del lettore – prende quelle giuste.

LA CASA DEI BAMBINI
di Michele Cocchi, Fandango, p. 261

LA CASA DEI BAMBINI, di Michele Cocchi, Fandango

In questa storia c’è una Casa – scritto con la maiuscola – e in questa casa abitano tanti bambini. Che non hanno nulla, se non se stessi e il luogo in cui vivono. Non sono fratelli ma un po’ sì… sono orfani ma ad accudirli ci sono le mamme della Casa. C’è un direttore. E c’è il custode.

Un giorno aveva chiesto a mamma Irene se avesse dei figli tutti suoi e lei gli aveva risposto di no, che i suoi figli erano loro. Ma lui sapeva che stava dicendo una bugia, perché teneva la testa bassa e la sua voce era triste.

Nella Casa si sta al sicuro. Riparati dalle brutture del mondo. E il mondo là fuori è un posto orribile, pericoloso. C’è la guerra? Per questo non li fanno uscire? Per questo non sanno che cosa stia accadendo davvero?

Erano stati fortunati, la luna era sottile ma abbastanza luminosa da non avere bisogno di una torcia. Nella Casa nessuno dei bambini ne possedeva una, anzi, nessuno dei bambini possedeva niente di niente.

Quel che è certo Nuto, Viola, Sandro, Giuliano un po’ si sentono prigionieri: non possono andare oltre il muro di cinta, non possono sapere. E non possono neppure dimenticare: la morte, il fuoco, le urla… popolano i loro incubi.

La notte sognava un’aria bollente, odore di fumo, allora si convinceva che i suoi genitori fossero morti in un incendio insieme a quelli di Nuto e che lui si fosse salvato grazie a sua sorella che era riuscita a fuggire portandolo in braccio. Le mamme dicevano che sognare il calore e gli odori era impossibile, e gli ripetevano che la fantasia era pericolosa.

Però questo orfanotrofio non pare uno come tanti, anche se i bambini desiderano essere scelti, queste famiglie che vengono a prenderseli ci fanno capire che c’è dell’altro… cosa?

Accostavano l’orecchio alle finestre chiuse nella speranza di sentire le loro voci mentre chiacchieravano con le mamme, o col direttore; si domandavano se erano voci di uomini e donne buoni, oppure cattivi.

Il lettore comincia a capire solo nella seconda parte di questo romanzo il senso di questo orfanotrofio. Il tempo di questa storia. E mentre cresce la consapevolezza di chi legge crescono anche i personaggi che ritroviamo, nella terza parte adulti.

Avrebbe voluto dire che il suo gioco preferito era chiudere gli occhi insieme a Dino e giuliano e ricordarsi il passato, ma era un segreto.

C’è la memoria in questa storia, il dolore e la fatica di mantenere vivo un ricordo che dà senso a un dolore e a chi lo prova. Ci sono boschi e montagne che vanno scalati e scoperti, perché nel buio tocca entrare se si vuole scorgere qualcosa.

Un racconto delicato e malinconico che commuove, una storia che resta nel cuore e nella testa.

Ti sei innamorato di un libro? Scrivimi a info@bookblister.com e raccontami perché è speciale e diventerà il prossimo BookBlister consiglio!
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