Tempo di Libri 2018

Tempo di libri 2018: come è andata la seconda edizione?

Tempo di Libri 2018, la fiera dell’editoria milanese si è conclusa e adesso si fanno i conti delle presenze e, soprattutto, si fa il punto. Perché la questione non è (solo) azzeccare un evento ma lavorare per un comparto che alle volte pare andare solo a tempo di critiche.  

Tempo di Libri 2018 e di riflessioni, parte seconda. Non aspetto i numeri e azzardo: le presenze alla fiera milanese quest’anno sono raddoppiate.

Sono rimaste costanti le polemiche. Alimentate, a pochi giorni dalla fiera, da una intervista di Andrea Kerbaker, il direttore di Tempo di Libri, che su “il Giornale” ha dichiarato: «Preferendo il pop allo snob. Si può fare cultura anche portando Dori Ghezzi a presentare la sua autobiografia, o invitando Mario Nava, il presidente della Consob, a spiegare economia finanziaria ai ragazzi. L’importante è non limitarsi ai soliti giri letterari».

E così oltre alla guerra tra Aie/colossi editoriali e piccoli editori adesso abbiamo quella tra i manager pop e i giri letterari snob.

Utile in un comparto come quello editoriale che tampona una emorragia di lettori da anni, sembra parlare soltanto a se stesso ed è così moderno che a vederlo da qui Elon Musk che spara la Tesla su Marte sembra giusto la trama di un libro di fantascienza.

Ma il problema non sono le critiche, gli orticelli, le egemonie culturali, le conventicole, i pezzi grossi, le associazioni di editori (solo alcuni), i big sbruffoni, i piccoli snob, gli scrittori alti, quelli pop, i lettori ottusi… il problema sono quelli che ancora non hanno capito che tra una festa e farsi la festa il passo è breve. Perciò la lotta tra Milano e Torino è pura follia. La lotta tra Tempo di Libri e Book Pride è follia. La lotta tra intellettuali e manager, idem.

Manca un arbitro di buon senso perché l’associazione di categoria che dovrebbe rappresentare tutti gli editori (e pure i librai, dico io, ma noi siamo un paese Stranissimi e facciamo le cose a modo nostro: male), cioè Aie, al momento sta giocando in campo (Tempo di Libri è organizzato dalla Fabbrica del Libro che è per il 51% di Fiera Milano e per il 49% dell’Associazione italiana editori). Anche all’estero le associazioni degli editori organizzano fiere e saloni? Sì, ma gli editori – tutti – sono d’accordo e la vivono come una opportunità non come una occasione di scontro.

Manca insomma una regia capace di tenere insieme le parti di questa editoria sbilenca. Qualcuno in grado di selezionare le professionalità e le competenze serie, di favorire il proliferare di eventi validi che possiedano una vera identità.

Nel marketing la chiamano la “mucca viola” una buona idea capace di sapersi distinguere.

Ci vogliono fiere, festival, saloni capaci di distinguersi. Sempre i signori che ne sanno di marketing sono coscienti del fatto che, se vuoi parlare ai tuoi clienti, devi sapere chi sono e le nicchie sono sempre piuttosto interessanti come target. E più nicchia dei lettori! Pochi ma buoni. Da coltivare (e invece li perdiamo) mentre, se si lavora bene, si prova a conquistare anche qualche non lettore (anche se si sa, è più facile conservare “clienti” che farsene di nuovi).

E poi si dovrebbe anche lavorare sulla parola che vuoi che ti rappresenti: editoria indie? Festival diffuso? Editoria per i ragazzi? Fumetto? Se “controlli” quella parola, esisti nella testa del tuo pubblico.

Quindi? Felicità per Tempo di Libri, una fiera milanese che è un’altra occasione per lavorare e per produrre qualcosa di buono. Bene per i numeri. Resta la sensazione che manchi una idea precisa per quello che rischia di essere solo un salone bis (senza l’esperienza umana del Salone e la tradizione di quell’evento) quando potrebbe essere se stesso al meglio.

Penso che un evento debba aggregare, risolvere qualche problema, informare, regalare una esperienza. Quindi ti faccio incontrare i tuoi amici lettori, trovare tutti libri che di solito non trovi in libreria e pure qualcosa di più, incontrare i tuoi autori preferiti e ti faccio anche provare cosa prova un lettore. E parto da quest’ultimo punto: bella idea spegnere la luce e ascoltare l’Inferno di Dante, bella idea le visite guidate con gli autori e l’idea balzana di parlare di poesia (senza polvere)… Eccole qui le idee “viola”.

Quest’anno sono stata allo IAB Forum, ho assistito a uno spettacolo coinvolgente, ho incontrato persone interessanti e, in due, giorni ho preso un quaderno di appunti. L’anno prossimo tornerò di sicuro. Ecco, vorrei prendere appunti anche in fiera, l’anno prossimo.

Tempo di Libri: in breve

Accoglienza

Un desk per i biglietti, uno per i cappotti e l’entrata. Se ci sono dieci persone va bene, se ce ne sono 100 è la fine (e domenica era un girone infernale).

Bambini

Tantissimi e ovunque tranne che nei laboratori (parola di editori). I bambini mettono il buonumore e soprattutto fanno numero (però non comprano e, al contrario della Regione Piemonte, da noi non sono stati stanziati i 15 euro di bonus acquisto). Forse anche per questo la fiera ha deciso di non dedicargli una sezione (come accade a Torino con il Bookstock Village) ma di “mischiarli” tra gli stand del primo e del secondo piano. Intercettarli e coinvolgerli (scolaresche a parte), forse era più complicato…

Cambio di location

Se sbagli e lo ammetti, è già una ottima cosa. Potevano incaponirsi, hanno deciso di trovare una soluzione urbana nel senso letterale. Rho è una cattedrale nel deserto. La vecchia fiera è comoda ma la distribuzione su più piani è meno intuitiva (e richiede scelte ben precise nella dislocazione degli stand). Qualche totem in più con le istruzioni avrebbe aiutato, anche qualche essere umano a cui chiedere.

EAP

Il primo che farà fiere e saloni senza gli editori a pagamento mi dimostrerà che sta scegliendo la qualità e non i soldi e che è davvero interessato alla filiera e ai lettori. Mi metto comoda e aspetto.

Date

Nota dolente, non per i lettori ma per la filiera. Marzo “è” di Book Pride, e scegliere questo periodo è stato come fare un altro sgambetto agli editori indipendenti. Non colgo il senso della mossa.

Digitale

Quando lo inseriranno nel programma sarò felice. Era inserito nel programma? Ah, occhei… Ma a parte Aranzulla – che peraltro fa ormai parte della storia delle case history di successo digitali ed è curioso che sia stato pubblicato solo adesso, della serie “tempismo editoriale” – e ascoltare i danni del digitale sulla memoria, io vorrei vedere la gente che vedo allo IAB, vorrei vedere quelli della Digital Week alla fiera. E vorrei vedere gli editori a questi eventi e anche i direttori delle fiere e dei saloni.

Ebook

C’è ancora chi parla degli ebook come di libri digitali, quando si tratta solo di un libro di carta schiaffato su un foglio elettronico. I libri digitali, pensati e nati per il digitale sono un’altra cosa. C’è ancora chi riflette così: “Il libro di carta è una invenzione troppo buona per essere superata”. Cioè c’è ancora chi non pensa agli ebook come a una occasione di lettura, a una diversa esperienza di lettura ma a un competitor svantaggiato. La ruota è una idea geniale ma anche le rotaie schifo non fanno… Usare la fiera per insegnare alle persone come si usano gli ebook e mostrare loro quando potrebbe essere comodo usarli (in viaggio, sui mezzi, all’estero…), non sarebbe male.

Spiegare che con una app si possono per esempio scaricare tutte le anteprime e sfogliare migliaia e migliaia di incipit neppure. E perché non pensare a degli ebook-point con dei titoli da scaricare gratis per provare a leggere anche così?

Incontri professionali

I traduttori sono sempre uno spasso (sono campioni olimpionici di incontro professionale lanciato!) ma il resto… un incontro sui dati Istat sulla lettura con una relatrice che mi legge le slide non è un incontro professionale è un audiolibro dei dati Istat. Le slide me le scarico dal sito! Una fiera è una occasione per imparare numeri e dati, approfondire certi temi e incontrare persone brillanti.

Lettura

Piazzare un palco nel mezzo del corridoio con lettori (così così) che leggono pagine a caso che senso ha? Fa sempre parte della sovra offerta che potremmo serenamente tagliare in favore di proposte di qualità pensate nel dettaglio.

Mirc

Il padiglione dei professionali per lo scambio diritti è una isola felice. Si lavora bene, il sito funziona bene, se mandi una mail ti rispondono con garbo infinito e in un lampo. E c’era il guardaroba! Certo, è curioso che alcuni grandi editori si registrino sempre ma non diano mai disponibilità agli incontri (e se ne stiano ai margini della sala a far salotto). L’editoria non è un Paese democratico?

Programma

Come sempre il programma somiglia alla Bibbia ma pesa come le tavole dei Dieci Comandamenti. La sovra offerta paga? È proprio necessario proporre al pubblico un trilione di eventi che si sovrappongono ogni ora?

Stranieri

Pochissimi. Una scelta? Poteva essere di più, poteva essere una idea: una fiera dell’editoria italiana solo con autori italiani. Le star? I traduttori degli stranieri, senza i quali i libri non esiterebbero.

Temi

Molto azzeccata l’idea di proporre ogni giorno un tema, scelta che permette ai librai degli stand di fare al meglio il proprio lavoro cambiando la proposta dei titoli in esposizione e il modo di proporre i libri ai lettori. Si è notato chi non ha fatto nulla in questo senso.

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23 Commenti

  • Barbara Reply

    13 marzo 2018 at 15:07

    “…incontrare i tuoi autori preferiti…” Magari! Per incontrare la mia scrittrice preferita (Diana Gabaldon) mi sparo un viaggio in treno di 1000 km, al Livre Paris il prossimo weekend, perché l’editore francese J’Ai Lu (di tascabili) la fa venire dagli Stati Uniti per la seconda volta, mentre l’editore italiano Corbaccio è qui che dorme. Sarebbe stato così difficile farla partecipare a Tempo di libri il week end prima? C’è un gruppo di 40 mila fans che si trovano costrette a comperare i libri in originale inglese perché l’editore non li traduce o ad acquistare i tascabili perché non vengono stampati i rilegati. Il libro è anche un oggetto, oltre che un’esperienza, ma certi editori sembrano non capirne il valore potenziale.
    Alla fine ho dovuto scegliere di andare io a Parigi, ma trovo che si sia persa un’enorme occasione, l’ennesima.

    • Emilia Reply

      13 marzo 2018 at 18:07

      Diana Gabaldon? Quella che ha scritto quella collana di romanzi per teenager? Hanno fatto bene a non invitarla e a dare spazio ad altri autori un po’ più impegnati.

      • Sandra Reply

        13 marzo 2018 at 18:40

        ODDIO impegnati, io mi sono vista per puro caso, stavo mangiando un panino lì accanto, domenica la cantante Ivana Spagna pop star degli anni 80 90 che presentava il suo libro sul paranormale. Per fa-vo-re.
        Perché, se una persona commenta citando un autore che ama, deve arrivare il commento condito con il livore? E poi, se anche fosse un’autrice per teen agers che male ci sarebbe? Le teen agers sono lettrici pure loro.
        Emily, ma che tristezza.

        • Emilia Reply

          14 marzo 2018 at 11:17

          No Sandra, nessun livore e nessun condimento. Solo una mia impressione, come è la tua. Se volessi usare del livore, potrei scriverti che teenager si scrive senza spazio e che il plurale anglosassone nella lingua italiana non si usa. Potrei continuare, sempre per dare spazio al livore, chiedendoti che libri hai letto per fare simili errori. Sempre usando il condimento del livore, potrei chiederti perché una autrice che scrive di salti nel tempo sia meglio di una che scrive di fantasmi. Sempre fantasy è, no?
          Ti lascio alle tue conclusioni, augurandomi che tu possa passare alla felicità, però non accompagnando il panino con il suggerimento di Albano e Romina.

      • Barbara Reply

        13 marzo 2018 at 19:13

        Per teenager?? Siamo alla terza generazione di lettrici di Outlander, senza contare lo spin-off di Lord John. Vent’anni di bestseller, 26 paesi, 23 lingue, 9 milioni di libri venduti. Alla faccia dei libri per teenager usciti da Wattpad.
        Se pure George RR Martin (Cronache del ghiaccio e del fuoco/Il trono di spade, un’altra roba da teenager) la riconosce come sua pari, qualcosa vorrà dire. Ma vabbè, siamo in Italia, l’Aie ha dovuto mettere nelle statistiche i manuali da cucina per far finta che siano aumentati i lettori…

        • Emilia Reply

          14 marzo 2018 at 11:22

          Allora Barbara, se hanno scritto ovunque che avrebbero limitato di molto la presenza di autori stranieri, mi spieghi perché avrebbero dovuto invitare una autrice straniera e per giunta di serie B, dato che non ha mai vinto alcun premio nel suo segmento? I numeri, come credo tu sappia, sono nulla se confrontati con Martin. Ma siamo in Italia, vabbè…

          • Barbara

            14 marzo 2018 at 13:21

            Per i soldi. Sa, il “mercato” editoriale è appunto un “mercato”, non beneficenza. Torniamo al punto dei manuali da cucina. E aggiungiamoci anche le biografie dei calciatori.
            I premi li ha vinti, ma non Italia. I numeri vanno confrontati al pari degli investimenti. Che Martin la ritenga al suo pari come qualità di scrittura è una cosa, che Il trono di spade abbia un capitale impegnato in produzione e marketing cinque volte superiore almeno ad Outlander è un’altra questione (HBO è gruppo Time Warner, Starz è minuscola al confronto).
            La correzione di bozze ai commenti su un blog poi è un tantino sopra le righe.

  • Emilia Reply

    13 marzo 2018 at 18:08

    Quest’anno devo dire che tempo di libri non è dispiaciuto e il cambio di location l’ho visto come una prova di umiltà di un giovane che ha ancora molto da imparare.

  • Severino Reply

    14 marzo 2018 at 1:35

    Ho avuto la stessa impressione della fiera. Bisogna comunque tenere conto che è una fiera giovanissima, quindi lo spazio per migliorare c’è in abbondanza, ma proprio perché giovane la si poteva far partire tutta NUOVA e di livello.

    Ho visto invece una mega libreria. Sarà per il prossimo anno 🙂

  • Sandra Reply

    14 marzo 2018 at 13:43

    Emily, guarda che scrivere le cose fingendo di non scriverle, come hai fatto tu: “potrei scriverti che teenager si scrive senza spazio e che il plurale anglosassone nella lingua italiana non si usa. Potrei continuare, sempre per dare spazio al livore, chiedendoti che libri hai letto per fare simili errori” agganciandoti a un mio errore che è pure una svista di cui mi sono accorta dopo aver postato, non eleva il tuo livello culturale, né la tua empatia. Ciao.

  • Emilia Reply

    14 marzo 2018 at 14:04

    Appunto Barbara! Se è un mercato perché puntare a autori di serie B? Le biografie di calciatori, come i libri di cucina hanno un loro seguito, anche nutrito, cosa che il fantasy non ha più, se non in casi di magnificenze letterarie (che non è il caso della tua autrice del cuore). Che Martina la ritenga al suo pari (senza fonte) cosa vuol dire?
    Sì, ho sbagliato una frase e ho inviato nuovamente il commento, dovresti un tantino essere meno fantasy.

  • Sandra Reply

    14 marzo 2018 at 14:07

    Mi scuso per aver scritto Emily invece di Emilia, non è una scusa ma sto scrivendo con un occhio bendato, per un problema e ho proprio letto male il nome.

  • Emilia Reply

    14 marzo 2018 at 14:07

    Sandra, mi chiamo Emilia e non Emily. Non ho affatto finto, anzi le ho proprio scritte per farti un esempio. Ah… il “né” non vuole la virgola prima: è una congiunzione, anche se negativa. Immagino sia un’altra svista e immagina che il mio sia un altro condimento di livore.

  • Emilia Reply

    14 marzo 2018 at 14:10

    Sandra, dall’alto del mio livore, ti perdono.

  • Barbara Reply

    14 marzo 2018 at 14:21

    Martin. George R.R. Martin. Non Martina, perdindirindina.
    La fonte: http://screencrush.com/outlander-emmy-george-rr-martin-robbed/ (e non l’avevo messa perché non si dovrebbero spammare link nei commenti, cara vecchia Netiquette)
    Perché Gabaldon sarà anche un autore di serie B in Italia, ma ci sono 40 mila fans in Italia (basta conteggiare i membri dei gruppi fandom su Facebook) e a parte Fabio Volo vorrei proprio vedere quali autori illustri di serie A italiani riescono a macinare altrettanti numeri.
    Chiara ha appena condiviso un interessante articolo su Facebook: “Basta con le tribù (snob) del libro”…

    • Emilia Reply

      14 marzo 2018 at 14:45

      Dove leggi che Martin reputi al suo pari la Gabaldon, resterà per me un mistero. Continui a non capire che è una fiera italiana ed è giustissimo dare più spazio ai nostri bistrattati (all’estero) autori italiani. Era anche ora! E se mi chiedi quali autori italiani riescono a fare altrettanti numeri, non sapendo minimamente che 40k come somma dei gruppi sui social sono numeri miseri, posso inziare a spaziare, per farti contenta, da De Luca a Saviano, da Carrisi a Barricco, da Vitarili a Eco, da Troisi a D’Avenia.
      E mi fermo qui perché non saprei dirti di più se non invitarti a uscire dal tuo mondo fantasy.

  • Barbara Reply

    14 marzo 2018 at 14:53

    Io mi fermo qui perché a. comincio a pensare che sei un troll, infatti non ci metti un’identità vera nel commento; b. non c’erano così tanti commenti su bookblister da mesi, si sono spostati su FB e almeno una foto finta lì ce la metti; e c. non leggi spesso bookblister e i ragionamenti sui dati di vendita… che le fascette e le classifiche quelle sì sono fantasy. 😀

    • Emilia Reply

      14 marzo 2018 at 15:35

      Quindi io sarei un troll, solo perché sto confutando ogni fesseria che scrivi? Non sono su Facebook e neanche voglio esserci e se qui posso commentare, commento qui. Se vuoi, puoi argomentare meglio, così da giustificare ai più la tua permanenza del mondo fantasy. Altrimenti evita di darmi ruoli che non sono i miei.

      • Chiara Beretta Mazzotta Reply

        15 marzo 2018 at 10:23

        Ecco mi assento un attimo e qui che è sempre tranquillo… smette di essere tranquillo!
        Polemiche e identità a parte: diciamo che si dà moltissimo spazio agli stranieri in Italia. Lo fa il mercato, lo fanno le ignobili fascette, lo fa la classifica e lo fanno i lettori.
        La Gabaldon non l’ho mai letta ma gli autori fantasy hanno community davvero incredibili. Ecco, io fare un festival del fantasy in tutte le sue forme. Secondo me sarebbe un successo.
        Però ammetto anche che un festival tutto italiano mi piacerebbe molto. I Francesi lo fanno: si amano, si premiano. Ogni tanto dovremmo imitarli 😉
        E, mi raccomando: fate i bravi, se potete!
        Ahahahahah

        • Emilia Reply

          15 marzo 2018 at 17:52

          Chiara, di festival fantasy siamo pieni in Italia: dalla festa dell’unicorno alla festa delle fate passando per il festival del nerd. Ma lasciano sempre il tempo che trovano, perché i partecipanti sono spesso invasati che vivono, come ha dimostrato colei che vede troll, nel loro mondo fantasy.
          Hai ragione a dare credito a eventi italiani che puntano su italiani, sarebbe anche ora. A parte i premi (dallo Strega al Campiello), ci vorrebbe qualcosa di più ampio respiro, un po’ come TdL ha fatto. Ma è solo l’inizio e spero che si continui su questa strada patriottica!

  • Sandra Reply

    14 marzo 2018 at 15:08

    Baricco, una R sola! Vedi che può capitare a tutti di sbagliare? A meno che si tratti di un autore che leggi solo tu, Emilia, che leggi raffinato e sai scrivere i commenti a modino. Vitarili poi credo sia Vitali.

    • Emilia Reply

      14 marzo 2018 at 15:31

      Vero Sandra: Baricco e Vitali. Mi piace il tuo livore! Puoi anche commentare le fesserie che scrive Barbara e non prendere solo le sue difese.

  • Tempo di Libri 2019: la fiera milanese non si farà - BookBlister Reply

    13 dicembre 2018 at 15:34

    […] due edizioni (qui trovate la prima, qui l’edizione del 2018) la fiera si mette in standby. Ma in questi due anni è riuscita a creare non poco scompiglio. I […]

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