Vie di fuga – Adriano Favole
Autore: Adriano Favole
Casa editrice: Utet
139 pagine
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Vie di fuga – Adriano Favole

Ciascuno di noi sperimenta una doppia condizione, una doppia tensione: da un lato è rivolto verso se stesso, il proprio branco, il proprio gruppo di appartenenza, Paese e cultura. Dall’altro è curioso e attratto dall’altro da sé, cioè da tutte quelle possibilità che esistono fuori dal suo piccolo mondo.

Allo stesso modo una cultura da un lato guarda al passato e alle proprie radici, tentando di tutelarle e quindi di perpetrarle, dall’altro ha una naturale tensione verso il futuro e lo sviluppo.

E potrebbe sembrare una questione semplice ma la domanda “come mai le diverse culture non rimangono separate, come mai non rimaniamo chiusi nel nostro guscio?” non è affatto banale. Sappiamo che le culture, nonostante tutto (guai, guerre, incomprensioni, oppressioni, razzismi), dialogano. Sappiamo, lo vediamo che gli individui appartenenti a orizzonti linguistici differenti, dialogano. Ma non è banale spiegare il movente di questo dialogo. Cioè: perché accade?

Questo libro cerca di darvi una risposta. Per prima cosa si tratta di capire che cosa siano le culture, poi bisogna mettere da parte l’atteggiamento politically correct, sia l’imperativo morale di accettare tutto, di eliminare le differenze, magari a parole (certe cose non si possono dire), di fingere che ogni cultura vada bene, sia da accogliere e accettare.

Il rischio? Una comunicazione fredda, astratta. Da un lato si rischia poi di vivere nel perenne timore di dire e fare qualcosa di sbagliato (di essere razzisti); dall’altro, si può diventare indifferenti alle altrui culture. Molto meglio mettersi in discussione e ammettere pure che alcune abitudini, alcuni usi e costumi ci paiono del tutto assurdi. Magari sbaglieremo ma l’apertura verso l’altro sarà sincera.

E poi? E poi dovete mettervi in cammino e compiere gli 8 passi suggeriti dall’autore e studiare come dialogano le culture. Si comunica spesso per sbaglio: prestiti, contaminazioni, influenze, distorsioni, equivoci… l’antropologia si interessa proprio di questo dialogo indiretto.

Non si tratta di “saltellare” da una cultura all’altra, come se le culture fossero dei contenitori chiusi. Si tratta di andare ad analizzare gli spazi tra questi orizzonti linguistici differenti, ciò che sta nel mezzo perché la comunicazione è più qualcosa che si estende, che si intreccia.

È un libro piccolo, agile ma illuminante! Quindi siate curiosi, un po’ scorretti e tenete il cervello spalancato.

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