Un’arancia a orologeria

Più che parlare poco dei libri spesso si parla male di libri. Con saccenteria, come se leggere fosse un’arma contro chi non lo fa.

Come se pronunciare le nostre opinioni fosse più importante dell’obiettivo per cui apriamo bocca: far parlare le buone storie. Perché loro sono nate per essere raccontate e basterebbe interferire il meno possibile tra il racconto e il suo destinatario. (Ecco, se proprio dovessi ritagliarmi un ruolo, mi piacerebbe mettere i lettori sulla giusta strada, così da permettergli di trovare la storia che più fa per loro.)

Poi ci sono persone che sanno comunicare e sanno farlo con genialità spiazzante. Grazie a Giulia Abbate, autrice di questa strepitosa presentazione.

Arancia meccanica, Anthony Burgess,  traduzione di Floriana Bossi, Einaudi, p. 240 (12 euro)

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