Il mostro che c’è in te

Brutta faccenda quella di Brindisi. E sarebbe meglio non aggiungere squallore all’orrore, per esempio con una ridicola caccia alle streghe.
Sì perché, ieri, nei social network, sui giornali, alla televisione è stato fatto il nome e cognome del responsabile della strage. Il suo lavoro, la sua famiglia, persino la foto di casa sua sono diventati dati di dominio pubblico per un pubblico assetato di sangue e desideroso di pubblico linciaggio.
Peccato fosse un errore. L’uomo è innocente e ha un alibi di ferro.
A incolparlo? Una somiglianza con il presunto esecutore dell’attentato ovvero il tizio che compare nel video ripreso dalla telecamera che si trova sul chiosco davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi. E qualche altro “indizio”. Ed era già successo il giorno prima, altre accuse, seguite da altre smentite. E, purtroppo, succederà ancora.
Dobbiamo pretendere giustizia, non giustiziare gli innocenti. Dobbiamo permettere alle forze dell’ordine di fare il loro lavoro, doverosi controlli compresi.
Che senso ha giocare agli “investigatori”? Con quale leggerezza possiamo dare in pasto un nome e un cognome sul web? Protagonismo, mancanza di etica? Chissenefrega delle motivazioni, perché ci sono errori che non si cancellano con le scuse. Ci sono errori che ti rimangono incollati addosso, che continuano a vivere e a replicarsi nella rete, perché non basta eliminare una notizia. Bisognerebbe non darla.
Non lo sapete ma, magari, avete la faccia da bombarolo e le mani da stupratore; la vostra vita è abbastanza frustrante da regalarvi un movente e se ve ne manca uno, pazienza, siete solo folli. La vostra casa nasconderà qualche traccia preziosa, basta cercare, è sufficiente avere occhi buoni. E i vostri amici? Diranno che no, non è possibile, non potete aver fatto una cosa tanto orribile e saranno esterrefatti. Ma non lo sono tutti quando scoprono di aver condiviso il proprio tempo con un mostro? Questo penserà il pubblico da casa.
La prossima volta che condividete qualcosa sulla vostra bacheca, pensateci. Il nome del colpevole potrebbe esservi molto familiare. Potrebbe essere il vostro.

Lettura consigliata: Il processo, Franz Kafka, traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, p. 224 (9 euro)

7 Commenti

  • Aldo Costa Reply

    22 maggio 2012 at 11:38

    A proposito di bacheca, divago perché non ho nulla da aggiungere. Conosci qualcuno che magari è morto, ma che è ancora vivo su facebook? Io sì ed è la ragione per cui ho messo in una busta username e password del mio account con la preghiera di chiudere immediatamente il mio account e la minaccia di rappresaglie se non sarà fatto immediatamente.
    Se qualcuno scrivesse sulla mia bacheca “ci guardi di lassù” credo che potrei risorgere e fare del male. Chi sente il bisogno di esorcizzare la propria paura della morte, non si appoggi a me. Sarò già abbastanza preoccupato della mia.

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      22 maggio 2012 at 16:14

      Non so se era un film, o se davvero esistono, ma mi ricordo qualcosa circa persone che si occupano delle pagine dei defunti. Continuando a postare cose, a farli interagire, a farli “vivere”… Direi una ottima idea per un romanzo.

  • cok7sette Reply

    22 maggio 2012 at 11:51

    Leggo, scuoto la testa, sono pienamente d’accordo…
    E mi viene in mente il testo della canzone “Gimmi I” di “Elio e le storie tese”…

    Commento poco serio ad argomento serissimo?
    Forse no…

  • Barbara (@pixel78) Reply

    22 maggio 2012 at 16:16

    Da quanto ho letto qualceh giornalista ha parlato troppo, ho visto immagini salvate di uno che addirittura ha messo non solo nome e cognome del presunto colpevole ma anche la foto di casa sua… pazzesco. I social sono un mezzo molto potente che se usato nel modo sbagliato può far molto male

  • Tales Teller Reply

    23 maggio 2012 at 12:03

    Abbiamo sempre vissuto con un sistema informativo pilotato, fasullo e sensazionalista e la velocità con cui le notizie si diffondo rimbalzando in rete sono l’ennesima dimostrazione che in italia abbiamo esattamente quel che ci meritiamo. Noi siamo un popolo sensazionalista molto propenso a cavalcare l’eccitazione del fare senza perder tempo in cose noiose come il pensare.

    Da questo punto di vista internet ed i social network hanno il pregio di permettere l’acquisizione di informazioni libere da controlli, ed il difetto di permettere l’acquisizione di informazioni libere da controlli. Sarebbe un metodo di informazione eccellente, se non fossimo tanto sbrigativi e tanto poco abituati a riflettere.

    Sta di fatto che il giorno in cui ci fosse un’esplosione di mie foto con nome, cognome e residenza in cui vengo accusato di qualche mostruosa malvagità … probabilmente la fonte sarei io stesso. In questa italia sensazionalista un mostro viene pubblicizzato in modo impeccabile, diviene famoso e con le giuste smentite passa allo status di personaggio pubblico. Prima preparo i sei volumi delle mie memorie e poi …

  • Denise Cecilia S. Reply

    23 maggio 2012 at 20:16

    Perfettamente d’accordo.

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