Jose Saramago 1

Caino, Jose Saramago

E per il TritaTrame torna il tagliente © Aldo Costa, il nostro recensore iconico che stavolta se la deve vedere con una irritante punteggiatura.

Caino-Jose SaramagoNon so quanto mi sia divertito. Anzi, lo so: poco. Dopo aver letto Caino sono anche poco più ateo di prima, poco più vecchio, poco più saggio e poco o pochissimo più stronzo, anche perché, modestamente, sto già messo bene per conto mio. Insomma, ci sono libri che, zitti zitti, hanno saputo infilarsi nelle smagliature della mia anima con maggior efficacia e hanno fatto più danni. O, almeno, mi hanno fatto riflettere, mi hanno intrattenuto piacevolmente o mi hanno imbrogliato o mi hanno fatto ridere o piangere.

Caino due pregi li ha. Uno: una trama decisamente originale. Due: la capacità di irritare il colon. Non per i contenuti ma per la sciagurata scelta dell’autore di scrivere senza punteggiatura. Che cazzo di valore aggiunto è questo? Qualcuno lo sa? Quale valore artistico acquista un libro scritto tutto di seguito, dove i discorsi diretti sono segnalati da una maiuscola e null’altro? Che idea fighissima! Non ci aveva Jose saramagopensato nessuno! Ci voleva un premio Nobel come Saramago per arrivarci. Ma vaffanculo!

Per cui, a chi consiglio Caino? Sicuramente a qualche ateo che abbia finito il Sudoku e non abbia altro nella cesta in bagno. Invece, non lo consiglio certamente ai dislessici, non ai credenti perché potrebbero non gradire i calci in culo (metaforici) che Caino rifila a Dio. Non a chi ama i thriller, perché tensione zero, non a chi mi chiedesse un consiglio per un buon libro. Ah, dimenticavo, va da sé che non lo consiglio nemmeno ad Abele.

Caino, Jose Saramago, traduzione di Rita Desti, Feltrinelli, p. 142, ebook

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10 Commenti

  • tuqiri73 Reply

    5 Febbraio 2015 at 16:12

    lacrime – di divertimento – .
    grazie, non lo acquisterò!
    Tomas

  • Francesca Reply

    8 Gennaio 2018 at 1:35

    A me è piaciuto tantissimo (anche se mi ha fatto divertire questa tritatura), non per la scelta della non punteggiatura, che dopo aver letto anche altri dello stesso autore ritengo quasi un suono (ora come ora non so descrivere un suono per cui non basta un aggettivo), lo sento benissimo, forte e chiaro, fastidioso tanto quanto vuole esserlo il suo contenuto (credo), mi è piaciuto non solo per questo o perché ero interessata alla storia, ma per quel modo di sviscerare la posizione esistenziale di un essere. Non mi è nuova l’ipotesi di un’umanità prescelta in quanto ribelle, la superiorità tutta umana di un libero arbitrio che si trova nell’erranza, di una verità che si trova nella disobbedienza. Mi è del tutto nuovo il modo in cui è espressa questa ipotesi, il taglio non solo linguistico, direi quasi: il coraggio. Un’apertura espressiva che anche al di là della scelta stilistica ha ben poco di scontato. Io Saramago lo consiglio. Tra i suoi, Il vangelo secondo Gesù Cristo, quello che mi è piaciuto di più. Uno squarcio sul mio modo di pensare, a volte. Se è rimasta una ferita la ritengo benedetta.

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