Cesare Viviani – Credere all’invisibile

 Cesare Viviani – Credere all’invisibile

Credere all’invisibile di Cesare Viviani per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che oggi ci parla della natura al suo posto (di bellezza e di distruzione).

Cesare Viviani - Credere all’invisibile – Einaudi
Autore: Cesare Viviani
Casa editrice: Einaudi
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Ha conservato il suo colore rosa il fiore
nel buio della notte.
Quando una lama lo tagliò non ci fu terrore,
non ci fu dolore, per il fiore
fu come un improvviso colpo di vento.

Raccogliere fiori in montagna è una pratica molto frequente. Si strappa lo stelo, si compone il mazzo, si mette nel vaso pieno d’acqua, dura tre giorni, quattro, una settimana, qualcuno mette un’aspirina nel vaso ma serve a poco, i fiori appassiscono e marciscono, poi tutto è da buttare via. Togliere la bellezza dal suo spazio, pensare di aumentare la nostra rubandola agli altri, copiarla per annullarla e distruggerla, è un’operazione frequente, a volte inconsapevole, ma tremenda. Eppure sarebbe così semplice limitarci a guardarla, contemplarla, entrare nella sua luce, lasciarci avvicinare dai frammenti di invisibile che quell’armonia contiene. Tendere a. E poi comporre grazie anche a quei cristalli belli una nostra estetica, il nostro equilibrio, l’armonia che non abbiamo ancora raggiunto.

La frequentazione della bellezza ci rende più belli, è vero. Ma l’atto distruttivo che siamo in grado di compiere per il desiderio di possedere l’altrui qualità, annulla qualsiasi beneficio. Tutto questo solo per dire una cosa semplice, non dobbiamo cogliere i fiori, non li dobbiamo rubare ai prati, nemmeno al sottobosco e neanche ai cespugli in pianura. Lasciamoli al loro posto.  Permettiamo che si compiano, quei pochi giorni all’anno e si esauriscano con il vento e la pioggia.

Se esiste qualcosa di prossimo all’invisibile, a quel concetto impalpabile di assoluto che ogni tanto ci sembra di sfiorare, ecco, quel qualcosa è la natura al suo posto. È il fiore nel prato, la foglia sul ramo, l’albero nel bosco. Ripetiamolo, se ne abbiamo il desiderio, mettendo a dimora un seme e attendendo che spunti e si faccia germoglio, stelo e corolla, guardiamolo esistere.

È un libro profondo e meditativo Credere all’invisibile di Cesare Viviani, pieno di normalità della vita, che non è niente di eccezionale, è solo natura. Le sue poesie esplodono bellezza, mettetevi come se foste sul lettino della spiaggia a prendere il sole, riempitevi di questa esplosione.

Credere all’Invisibile insieme a Infinita fine, li ho acquistati alla Libreria Centofiori, me li ha venduti Andrea, che saluto, da qui.

Cesare Viviani è nato a Siena nel 1947 e vive a Milano dal 1972. Si è laureato in giurisprudenza e in pedagogia; ha svolto per qualche tempo attività giornalistica, per poi dedicarsi, dal 1978, a quella psicanalitica. Ha scritto i seguenti libri di poesia: L’ostrabismo cara(Feltrinelli, 1973), Piumana (Guanda, 1977), L’amore delle parti (Mondadori, 1981), Summulae 1966-1972 (Scheiwiller,1983), Merisi (Mondadori, 1986), Preghiera del nome (Mondadori, 1990; Premio Viareggio), L’opera lasciata sola (Mondadori, 1993), Cori non io 1975-1977 (Crocetti, 1994), Una comunità degli animi (Mondadori, 1997), Silenzio dell’universo (Einaudi, 2000), Poesie 1987-2002 ( Mondadori, 2003), Passanti (Mondadori, 2002), La forma della vita (Einaudi, 2005), Credere all’invisibile (Einaudi, 2009), Infinita fine(Einaudi, 2012). Nel 1987 ha pubblicato un romanzo dal titolo Folle avena (Edizioni dello Zibaldone, Studio Tesi). La produzione saggistica comprende questi titoli: La scena (Edizioni di Barbablù, 1985), Pensieri per una poetica della veste (Crocetti, 1988), Il sogno dell’interpretazione (Costa e Nolan, 1989), Il mondo non è uno spettacolo (Il Saggiatore, 1998), L’autonomia della psicanalisi (Costa & Nolan, 2008). Ha tradotto da Verlaine: Feste galanti (Guanda, 1979), Feste galanti-La Buona Canzone (Oscar Mondadori, 1988), Il profilo lieve delle voci antiche (Centro Nazionale di Studi Leopardiani, 1998), Paul Verlaine, Romanze senza parole (Feltrinelli, 2007). Ha curato, con Tomaso Kemeny, i convegni svoltisi a Milano nel 1978 e 1979 sulla “nuova poesia italiana” e i relativi atti: Il movimento della poesia italiana negli anni Settanta (Dedalo, 1979), e I percorsi della nuova poesia italiana (Guida, 1980). Ha collaborato a numerose riviste letterarie e ai quotidiani “Il Giorno” e il “Corriere della Sera”. Ha partecipato alla direzione della rivista culturale “Legenda” (1988-1994). La biografia è tratta da questo sito.

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