Robert Walser – Poesie

Robert Walser, Poesie, Casagrande1

Robert Walser per “DiVersi, solo le cose inutili sono poetiche” di Elisabetta Bucciarelli, che questa volta ci invita a fare una passeggiata (la meta è speciale).

Robert Walser, Poesie, Casagrande.
Autore: Robert Walser
Casa editrice: Casagrande
A cura di Antonio Rossi
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In disparte
Faccio la mia passeggiata,
essa mi porta un poco lontano
e a casa; poi, in silenzio e senza
parole, mi ritrovo in disparte.

Una passeggiata senza dover arrivare per forza da qualche parte. Senza assegnare un tempo prestabilito al nostro camminare. Lasciando che ogni incontro ci possa fermare, spingere via, deviare, portandoci un poco lontano e poi a casa.

Se per Robert Walser la passeggiata assurge a metafora di un’esistenza, la sua, per noi potrebbe essere l’assoluta novità. A quando risale l’ultima volta che abbiamo aperto la porta della nostra abitazione dicendo: vado a fare due passi, ma non so fino a dove arriverò e nemmeno fino a quando? Forse in vacanza, quasi sempre con una meta, una cartina, un tempo prestabilito per l’andata e uno per il ritorno. Persone da incontrare, appuntamenti presi in luoghi precisi. Oppure, qualcosa da vedere, da fare, da comprare. Altrimenti, che senso avrebbe?

E invece la poesia c’invita a fare una passeggiata all’apparenza inutile, ci suggerisce di andare un poco lontano, senza un dove e senza un tempo. E dopo, senza parole e in silenzio, l’invito è a ritrovar-ci. È bellissimo se ci pensate, stare finalmente tra di noi, con noi stessi, in disparte.

Ecco la meta.

Non ricordo dove ho acquistato questo libro, ma so che l’ho fatto dopo aver letto i romanzi, tra gli altri, La passeggiata, pubblicato da Adelphi.

Nato a Bienne nel 1878, Robert Walser è considerato uno dei massimi scrittori di lingua tedesca del Novecento. Ha vissuto come un outsider, lontano dalla società e dagli ambienti letterari, scegliendo la malattia mentale come alibi e rifugio. Autore di tre notevolissimi romanzi autobiografici (I fratelli Tanner, 1907; L’assistente, 1908; Jakob von Gunten, 1909), Walser fu soprattutto un maestro della forma breve: nelle sue piccole prose, scritte a matita, con grafia minuscola, sfidando l’insignificanza, ritrasse avvenimenti comuni e tuttavia meravigliosi. In italiano segnaliamo due raccolte che consentono di godere della miracolosa naïveté di questi racconti: la silloge Seeland (pubblicata da Adelphi, trad. Emilio Castellani e Giusi Drago) e il libro La fine del mondo e altri racconti (edito da Armando Dadò, trad. Mattia Mantovani). La bio è tratta dal sito della radio Svizzera Italiana, scoprite di lui seguendo questo link.

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