Warm bodies, Isaac Marion

Warm-Bodies5“Sono morto, ma non è poi così male. Ho imparato a conviverci. Mi spiace di non potermi presentare come si deve, ma non ho più un nome. Quasi nessuno di noi ce l’ha. Smarriti come chiavi di automobili, dimenticati come anniversari. Il mio credo cominciasse per “R”, ma è tutto ciò che so. La cosa buffa è che, fintanto che ero vivo, non facevo che dimenticare i nomi degli altri. Il mio amico “M” dice che uno dei paradossi dell’essere uno zombie è che è tutto buffo, ma non puoi ridere, perché le labbra si sono putrefatte.”

Sulle prime penso di avere per le mani l’ennesima storia di zombie & Co con pandemia d’ordinanza che devasta la terra. Però l’idea di un morto vivente che racconta in prima persona mi piace parecchio e trovo anche la scrittura convincente (i dialoghi non sempre, ma pazienza).

Procedo e devo dire che R non è certo uno che va per il sottile: è uno zombie e agisce secondo la propria natura. E grazie a lui mi diverto a osservare da vicino la vita dei suoi simili, la loro società perché, cliché a parte, di norma si spiega davvero poco di queste creature.

La svolta nella trama arriva un giorno, quando R – divorando il cervello di un ragazzo – ne acquisisce i ricordi. Tra questi lentamente si fanno strada anche quelli legati a Julie, la ragazza del poveretto sbranato che sopravvive insieme con altri umani, barricata in uno stadio trasformato in una sorta di cittadella bunker. A presidiare l’accampamento il padre di lei, un generale che ha come solo obiettivo sterminare quanti più zombie possibile.

Come dicevo, la trama horror mi intriga (per esempio l’idea che lo zombie venga a sua volta contaminato da una sorta di “germe vitale”) e mi sembra ben architettata e abbastanza originale (visto il tema). Finché l’autore non decide che è venuto il momento di tirare fuori dal cappello una bella confezione di sentimentalismo. Ed ecco che il nostro divoratore di umani, smette di essere un perfido cacciatore e si trasforma in un principe azzurro, un tantino avariato e in decomposizione, ma pur sempre il paladino pronto a difendere la sua protetta, Julie. E pazienza che la nostra bella principessa sia stata sequestrata, pazienza che R sia l’assassino del suo fidanzato; grida “pazienza!” pure Nora, l’amica di Julie, che accoglie il nostro putrido eroe come fosse un cucciolo di Panda in estinzione.

A farne le spese, insomma, è la credibilità dell’intreccio: scene che non stanno in piedi, una pretesa di scientificità (sulla pandemia) che si perde completamente, personaggi che agiscono senza alcuna motivazione logica… La verosimiglianza se ne va in vacanza e con lei il mio indice di gradimento.

C’è pure l’intento di infarcire il tutto con un messaggio: occhio, state alla larga da chi non usa il cervello, vivo o morto che sia. E ancora: l’amore vince su tutto. Insomma, avanguardia pura.

Peccato insomma che Isaac Marion non abbia avuto lo stomaco di fare il cattivo dall’inizio alla fine. Sarebbe stato interessante, se avesse avuto il coraggio di puntare su di un eroe atipico e sgradevole senza tentare di redimerlo secondo il cliché più trito. Ovviamente ne hanno fatto un film (che, strano a dirsi, è molto meglio del libro).

Piacerà: a chi va a caccia di consolazione e non digerisce proprio Apocalisse e affini, e chi crede che il rosa stia bene con tutto.
Deluderà: gli amanti dell’horror duri e puri e gli ingegneri del racconto che vivono per leggere intrecci solidi.

Warm Bodies,Isaac Marion, traduzione di Tiziana Lo Porto, Fazi, p. 269 (14,50 euro) ebook (5,99 euro)

2 Commenti

  • Agnese Reply

    18 giugno 2012 at 11:53

    Chiaraaaaaa… la tua rubrica Tramende è meravigliosa…
    questo libro dall’incipit avrebbe convinto anche me… ma per il resto non sono una Pinkie 😉 quindi… lasciamo stare! Grazue per questi 15 euro risparmiati che potrò meglio spendere 😉

    • Chiara Beretta Mazzotta Reply

      18 giugno 2012 at 22:10

      Grazie, Agnese! A questo punto spero di fornirti anche qualche buono spunto per spenderli 🙂

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